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giovedì 11 settembre 2008

Estate 2008

È finita un’altra stagione estiva, finiscono le giornate lavorative doppie, i patimenti per il caldo afoso, la voglia di refrigerio ha raggiunto livelli insopportabili, refrigerio a livello non solo fisico, inteso come sensazione di pelle e meteorologica, ma anche a livello di tranquillità interiore.

Fine delle giornate stressanti al ristorante, fine dei sorrisetti incollati al volto, della finta empatia, delle emicranie da caldo e pressione bassa, fine di tutto questo e non solo.

Un’estate quella 2008 decisamente differente da quelle passate, si è costituito e consolidato uno splendido gruppo di amicizia, tutti ruotanti attorno ad una figura perno del nostro rapporto, una figura materna e calda, semplicemente speciale, primaverile, energica, estremamente positiva.

La ragazza che viene dall’altra parte dell’oceano si chiama Rose, ci ha trovati lei una serata grigia al circolo in cui nessuno si sarebbe aspettato una simile visita, ha portato la sua voglia di vivere e risvegliato gli animi più sopiti, per me è stato un’incontro illuminante ho conosciuto la mia nuova trasformazione, una nuova fase della mia vita che da tempo aspettava di uscire allo scoperto.

Le tracce del suo passaggio sono rimaste nei nostri incontri di quest’estate, nella memoria incisa a fuoco con il ferro caldo della sua presenza, nelle lacrime versate alla sua partenza, tante, infinite lacrime, tutte rivolte alla sua terra natia, Brasile, Rio de Janeiro, quanto spazio, quanta distanza.

La vista della partenza di una persona cara fa sempre sentire impotenti coloro che rimangono a terra, nel loro luogo d’origine, dà un senso di pesantezza, di inappropriatezza a volare, spiccare il volo per altre mete, non solo fisiche, ma anche interiori e di ricerca personale. Sembra di appartenere ad una contea si ibernati al suolo, congelati nel corpo e nella mente, predestinati a non vedere nessun cambiamento nel proprio orizzonte personale. Si risvegliano tutte le sensazioni legate ai nostri insuccessi, delusioni professionali e affettive, traguardi non ancora raggiunti, nuove mete da perseguire, speranze nel continuo miglioramento del proprio domani. L’insoddisfazione rispetto alla propria natura fortunatamente lascia spazio ad altre forme di desiderio, evitando il tracollo definitivo di un’autostima già in precario equilibrio statico.

Questa volta però rimane una viva speranza, voglia di rivedersi subito dopo la partenza, ferma volontà di mantenere fede alla parola data, un germoglio di profondo cambiamento ha messo le sue radici nel terreno della speranza futura. Tutto è possibile, basta una testarda volontà di perseguire l’obiettivo da raggiungere, oltre ogni distanza, oltre ogni difficoltà. Biglietto aereo di andata e ritorno, già comprato, pazzia già compiuta.

venerdì 18 luglio 2008

180708



Dov’ero rimasto? Sicuramente lontano nel tempo e nei pensieri, lontano negli eventi, negli avvicendamenti che mi hanno tenuto lontano da ogni riflessione personale, lontano in percezione di un periodo meno florido e decisamente più impegnativo. 18 luglio 2008, forse è giunto il momento di ricominciare a pensare, non che la cosa venga periodicamente a mancare, semplicemente non si verbalizza la sua concretizzazione scritta, la pietrificazione di concetti evanescenti che velocemente passano nella mente, lasciando leggere tracce, non ha importanza alcuna lo spessore emotivo ed intellettuale che ricoprivano, la scia passa e perde forza, consistenza materica – non che ne abbia mai avuta una fisica, sicuramente a scopo puramente speculativo mentale – permette di vivere in un eterno presente, privo di un qualsiasi riscontro con la vita vissuta, eventi passati, ragionamenti perduti. L’eterno presente non solo non possiede passato, non sa considerare l’imperativo di un futuro imminente, anzi costantemente presente ad ogni singolo istante, tempo che subisce la costante metamorfosi di sé stesso in sé stesso medesimo, materia documentale e del nulla.

È quindi giunta l’ora di ricominciare, buon week end lavorativo e non

giovedì 15 maggio 2008

E infine Artù chiamò a sè L'Ancillotto



Incredibile ma vero, Casini prende le difese di Di Pietro, Di Pietro assume il ruolo dell'ormai scomparsa Sinistra Radicale sbattendo finalmente in faccia al cavaliere tutte le vergogne che ammazzano il paese, le sue nella fattispecie.
E chi l'avrebbe mai detto? infine Il Dipietrone da buon vecchio democristiano si rivela più corretto di tutti gli ex PCI e Popolari della neo balena rosa PD..
Evvai Dippi continua così, fà vede a sti rinco del PIDDI come funziona la politica vera!

venerdì 25 aprile 2008

I ponti non collaudati

Mi auguro di poter festeggiare ancora per molto questa giornata... anche se andrò a lavorare tra cinque minuti, auguri a tutti, buon 25 di aprile. Teniamoci stretti questi stracci di democrazia che ancora coprono le nostre vergogne, abbiamo bisogno di pezze da rattoppo, prima di ritornare al peccato originale e alle foglie di fico.
Andate possibilmente a vedere lo spettacolo di Travaglio "promemoria", direi indispensabile per ricordarsi con chi abbiamo quotidianamente a che fare, sul sito ci sono le date dei successivi appuntamenti nel resto di Italia.

martedì 15 aprile 2008

Blog a lutto

Credo non ci sia una maniera confacente per descrivere sapientemente lo stato d’animo dei pochi italiani figli della democrazia, la parte del paese che si riconosce degli ideali di libertà fratellanza e uguaglianza sta scavandosi la fossa in cerca di riparo dal crollo imminente.

La valanga del Berlusconi terzo è arrivata, quello che più si temeva si è avverato in tinte ancora più fosche e pericolose, i miasmi dell’anticultura, antipolitica, antilegalità, anticiviltà, antipopolo, antimodernità, stanno depositandosi sul terreno patrio, hanno già cosparso di spore velenose i campi, presto nessuno sarà in grado di ricordare che cosa volesse dire libertà di opinione, libertà di stampa, separazione dei poteri, legittimità del suffragio popolare.

La demopopulista Italia mostra il suo lato oscuro, la doppia anima di questo paese ha perso il suo equilibrio interno nello scontro tra democrazia ed autoritarismo, quest’ultimo è infine il vincitore definitivo, il divario, che separa l’oscena proposta della ruberia da far west dall’autolesionismo sinistrorso, cresce, il paese retrocede, la civiltà va a farsi fottere!

Ho bisogno di riflettere con calma per poter parlare di questo disastro, ho continui conati, a volte mi sembra di soffocare…

Prendo tempo

venerdì 4 aprile 2008

La Megafona

Ogni mattina in cui mi sveglio comincio una giornata fatta di tante esperienze diverse, il risveglio è sempre la fase peggiore, fisiologicamente sono predisposto a non terminare mai la giornata come a non iniziarla mai, sono prevalentemente un animale notturno.

Non posso però dimenticare l’importanza di quei tre quarti d’ora di riflessione che corrispondono alla fase di passaggio tra dormiveglia e risveglio parziale, semicoscienza e intolleranza mattutina. Si, intolleranza mattutina, sono una di quelle persone che rimangono intrattabili per tutto l’arco di passaggio tra notte e vita, i sonni poi non sono mai dei più tranquilli, data la palese incapacità di addormentarmi, quindi arrivato ad una soluzione di continuità tra i due mondi si sentono i giunti delle pareti encefaliche cedere a tanti stridolii, crepe e distacchi, attrito sofferto, insomma meglio non disturbar il can che dorme – o meglio l’orco che sta svegliandosi.

Ci sono tante storie che possono passare attraverso la nostra immaginazione, quelle che passano attraverso i nostri sogni lasciano sempre un impronta indelebile, anche se non ce ne accorgiamo; mutano la forma dei nostri ricordi ma non la loro sostanza; non sempre però i fatti non accaduti - ma pensati – sono piacevoli e rilassanti, spesso sono riflessioni su incongruenze che a fatica riusciamo ad ingoiare, le ingiustizie di chi non capisce cosa significhi rispettare gli altri per quello che sono, l’ignoranza di chi crede di avere la sola ed unica verità plausibile nelle proprie mani, la prepotenza di chi, in sostegno del proprio o altrui pensiero, pretende di piegare libere volontà ad assoggettamenti non specificamente giustificati.

L’ideologia che comanda la vita sociale ed impone i propri punti di vista, i megafoni della grande parrocchia italiana che dispiegano ancora una volta le loro ali luciferine e spargono semi di costrizione e supremazia giudiziaria, la loro, la corretta via da seguire viene dettata per legge – o più precisamente per peccato da evitare – definita nei minimi dettagli sulla base di dubbiosi precetti dottrinali.

La decadenza culturale che decide di passare al comando, di alzare la voce, la miglior difesa è sempre l’attacco, questi senza casta del mondo civile, questi pària del pensiero moderno, pretendono per assurdo di ribaltare le regole del gioco – ovviamente in proprio favore – facendo apparire come incivile colui che di fatto appartiene alle categorie dei civili e moderni, che al passo con i tempi ha evoluto il suo concetto di democrazia, adattandolo ai margini dello spazio vitale altrui. I sostenitori del dogma - invece di provare profonda vergogna per la propria condizione di reietti dell’evoluzione umana – assurgono al ruolo, non solo di giudici, ma di normalizzatori delle regole di convivenza, spingendosi fin dentro le case a dettare assurde regole di moralità.

Questa persona, questa talebana senza Burqa, suora senza velo, Papa del proprio 1% di parrocchiani elettori, regina denudata dalla propria apparenza moderata, estremista del pensiero unico, seguace Franchista di Escrivà de Balaguer, macchia indelebile ed intollerabile di assolutismo totalitario in un partico che si chiama Democratico, traditrice del suo stesso credo – l’uomo nasce libero è un precetto cristiano – demonizzatrice di chi ha saputo cogliere le occasioni che la vita gli ha dato la possibilità di vivere.

Questa Binetti, indefinibile deformazione della democrazia moderna, partorita da un assurda ideologia democristiana un tempo sociale, discarica di ogni libertà civile, tubo fonoassorbente di ogni libero pensiero, megafono rigurgitante ogni assurdità sancita in stanze vaticane amiche ed affini, questo obbrobrio antidemocratico ed incivile da dove prende la legittimazione alle affermazioni discriminanti e delegittimanti che costantemente espelle? Chi ha scritto il suo impronunciabile nome su quella dannata scheda elettorale il 9 di aprile del 2006? La risposta più dolorosa è negativa, nessuno!!! Nessuno aveva o avrebbe - in un partito di centrosinistra – votato una simile piaga, semplicemente questa pustola irritante ha attecchito al terreno parlamentare grazie alla innominabile legge Porcellum e all’intollerabile Francesco Rutelli, che dall’alto della propria posizione nel partito della margherita ha esplicitamente espresso la propria intenzione di sostegno per questa “tenera donna della politica”.

BINETTI ”ETEROSESSUALITA' VIA MAESTRA,NO A LEGGI SU DICO

Non voglio commentare ulteriormente, credo che le affermazioni di questa “donna dalla politica gentile” trovino da sole lo spazio che meritano.

venerdì 28 marzo 2008

Tiè











Le cavità nasali occluse, le orbite compresse, la gola arida, i bronchi come ghiri-gori di sabbia si sgretolano al primo respiro, ronfano, sbraitano, il naso muto ascolta, sente di dover prendere parte all’opera dell’orchestra di fiati, ma qualcosa impedisce all’aria di fluire attraverso i labirinti delle sue gallerie interne. Ogni lettera liquida perde di significato, lo scambia con la gemella terreste, quella più dura, echi di suoni da caverna fuoriescono dalla cavità orale ogni volta che emette gemiti, le vibrazioni sono la forma di comunicazione più intensa, soprattutto l’unica interamente percepita, i suoni sono fiochi e ovattati, a volte neppure presenti, il mondo gira e va, volteggia allegro attorno alle membra stanche e intorpidite, fa una giravolta e poi si ferma lasciando l’effetto inerziale di proseguimento della rotazione, manca solo il fischio nelle orecchie e posso cominciare a fare il faro, quello di casa, dritto in piedi ma in equilibrio precario, il faro della camera da letto, della sala, della cucina, poco del bagno, il faro che emette un suono cupo e ronfante, di intensità variabile a seconda dei passaggi di merce nelle gallerie ai piani alti.

Ogni notte spero di allontanare il momento del sonno per allontanare a sua volta il momento del risveglio… in apnea totale, se passassi questo calice in un burattino meccanico celtico, vestito di verde, potrei sortire l’effetto che tutti speravano durante l’altro passaggio di stagione? Lo so che è come sparare sulla crocerossa, ma in fondo il mio è solo un atto di pietà estrema, è la stessa azione che siamo costretti a fare quando guardano il nostro animale domestico sofferente per una malattia terminale, scorgiamo quello sguardo che supplica l’eutanasia, in questo caso la malattia si chiama demenza cronica ma in fondo è altrettanto importante e distruttiva, guarda cosa combina nei cervelli bacati degli abitanti di quelle zone basse dell’est?!

Tanta ignoranza va compatita e compresa, dobbiamo imparare a diventare più tolleranti e altruisti nei confronti di persone bisognose di tante attenzioni, bisognose di una buona dose di audience televisiva, del sostegno elettivo degli abitanti della bassa, del sostegno del viagra – tutto sto celodurismo è difficile da sostenere – del cialis e quant’altro utile alla causa, e allora aiutiamoli questi poveracci a riprendere la via della civiltà – quella classica – gliela vogliamo dare una bella ripassata? Ripassiamoli!

giovedì 27 marzo 2008

Cor-da-ta






















Abbiamo una nuova cordata per l’Alitalia! Finalmente un gruppo nazionale si è proposto di interagire negli accordi di chiusura per la vendita dalla compagnia aerea nazionale, Air France potrebbe defilarsi come già è accaduto con la più prestigiosa ed efficiente Lufthansa.

Quali le proposte? Quali le soluzioni aziendali geniali messe in campo per risollevare le sorti, prima della fine della campagna elettorale, della prestigiosa compagnia di bandiera più stracciona d’Europa?

Semplicemente un tiro alla fune tra Arcore e Malpensa, la straordinaria capacità fisica dei padani sarà sufficiente a tenere in tensione un cavo metallico in sospensione, per poter finalmente collegare la città di Arcore con il proprio aeroporto Malpensa ed ovviare allo scandaloso mancato collegamento ferroviario tra città e aeroporto…

La bella e piacevole funivia non fungerà solo da collegamento, ma sarà anche una pregevole attrazione turistica , non sarà necessario un aereo militare, in una sbadata manovra ad alto rischio, a tranciare i cavi della funivia, come successe al Cermis, facendola precipitare nel vuoto con tutti i passeggeri a bordo in attesa di diventare un patè umano strapazzato; qui nella funivia Arcore-Malpensa o Malpensa-Arcone, sembra il ma che precede l’anche Veltroniano, sara lo spessore dei cavi a far cadere la cabina imperiale da 50 posti nel bel mezzo della città, sopra al Pirellone o alla Torre Velasca, a fornire spettatori al decadimento istituzionale e urbanistico cittadino. I cavi e la cabina verranno prodotti tutti dalla Lunari S.p.T. o società prendi tutto, che, per risparmiare sul costo dell’acciaio, utilizzerà cavi di un diametro minore sufficienti a trasportare i primi cento passeggeri per l’inaugurazione dell’impianto, andata e ritorno, poi chi si è visto si è visto, verranno chiuse le torri a caduta libera artefatta nei parchi di divertimento in favore della vera caduta nel vuoto nella funivia Malpensa-Arcore.

Se non fosse per quel sant’uomo del Berlusca, come farebbe sto paese a rimettersi in piedi, per poter continuare ad alimentare la reputazione da repubblica delle banane, o repubblica dei pomodori, credo sia più adatto come termine almeno è una produzione nazionale, repubblica chirurgicamente ringiovanita e liftata per nascondere rughe e solchi profondi, segnali del tempo che chiaramente indicano una marcescenza del substrato istituzionale e democratico di un sistema in tilt da molto tempo.

Cor-da-ta.. cor-da-ta… cor-da-ta… cor-Schplatt!!!...

martedì 25 marzo 2008

Arieccomi

Un ritorno alla vita, un ritorno ai bei tempi, la fine delle vacanze pasquali, fine del tour de force lavorativo al ristorante, inizio delle allergie primaverili, odio profondamente questa stagione assieme a quella estiva, rivoglio il mio inverno… oggi stesso comincerò le danze propiziatorie per far tornare la pioggia, la neve, il vento e il gelo.

sabato 8 marzo 2008

Superman

Berlusconi è ufficialmente entrato nella fase celodurista, alla convention che annunciava la fine dei collegi elettorali che avrebbero definito le candidature per il PDL torna l’uomo superman.

“Parlano tanto delle nostre donne, perché noi abbiamo tante amanti, in fondo siamo un po’ superman, visto quello che siamo in grado di fare e molte donne lo credono, credo sia esagerato ma in fondo…”

Festeggiamo la rinascita del celodurismo PDLlino, una nuova specie di fancazzismo – inteso come rottura del cazzo – in forma Berlusconiana, alla goliardica esposizione di quella politica da bar a cui pian piano ci siamo abituati, tanto da essere capaci di creare e sostenere un partito di centro-centrista come il PD, si aggiunge un nuovo tassello, il suo.

Il grande amatore è tornato ed ha assunto le forme dello psiconano, piccolo brutto e cattivo, l’ignoranza è una dote che non gli spetta, ama tutte le donne tanto da volerle relegare ai ruoli di portaborse a vita – vedi Brambilla – cavallerizze, anzi, valchirie della difesa della toilette delle donne da pericolosi transgender – Gardini – poppe ammirevoli per deliziare gli sguardi allupati dei cattolici del parlamento – Garfagna – e chi più ne ha più ne metta.

Il clown si Arcore delizierà i nostri sguardi con la sua chirurgica bellezza, l’abbronzatura da lampada, i vestiti firmati e all’ultima moda (la sua), intratterrà il nostro spirito libero con le sue barzellette, i neologismi politici, storici, geografici e di istanza territoriale.

Lui, il solo ed unico, il vero ed inimitabile, il Grande Clown Psicobanana (GCP) sarà la salvezza di questo paese, darà slancio alla malavita organizzata e non. È ora di smetterla di discriminare le forme non organizzate di malavita, quei piccoli italiani che per arrivare alla fine del mese spacciano qualche etto di cocaina oltre a portare pizze ai tavoli, vestiti in vetrina, caffè sul banco, schedine del lotto, siamo all’alba di una nuova era, il tempo della liberazione di tutti quei poveri criminali che per sopravvivere sono costretti a fare quello che fanno. Non sono cattivi siamo noi che li disegniamo così e per dimostrare che si sta parlando sul serio verrà presentato, al consiglio dei ministri, un DDL che sottopone al parlamento il delicato nodo della malavita legata al riciclaggio del denaro sporco, bruttissimo lavoro (soprattutto per chi lo fa), beatificazione di tutti i condannati per falso in bilancio, corruzione, concussione, riciclaggio di denaro.

Questo paese verrà rivoltato come un guanto, anzi subirà una mutazione genetica, evviva il nuovo celodurismo, evviva la ruberia col sorriso, evviva lo sfottò al posto della satira, ma soprattutto PIU’ PILLU PE TUTTI!! IN TU CULU LA DEMOCRAZIA!

martedì 29 gennaio 2008

Tomò guarda chi riscrive…



Un dì di gennaio, di sabato cadde, si passeggiava allegri, io e l’amica cara, per le vie di Faenza. Un po’ di tempo era passato dall’ultimo incontro, certi eventi diventano furtivi quando cominciano rapporti di sudditanza sentimentale per loro natura esiziali, storie di persone che si incontrano, le cui vite vengono stravolte da tale evento, a volte in positivo tante altre in negativo.

Colei alla cui attenzione ambisce il mio spirito ha saputo riempire di ricordi parte della mia esistenza, ha fornito un impulso vitale a giorni incerti, baciato con affetto le ispide guglie dei miei anfratti emotivi di un tempo, colmato di vita e affetto l’Antartide inospitale dei miei sentimenti.

Questa ragazza dal fendente e ceruleo sguardo di ghiaccio, le labbra serrate da ferma e insistente fierezza, il profilo crudele e sprezzante di caparbia tenacia, sotto un involucro d’acciaio è la custode di un universo affettivo immenso, materia incandescente, immensa comprensione.

Le braccia non possono tendere sempre al mondo che ci circonda, le teniamo chiuse per paura che qualcuno si appropri indebitamente di un posto privilegiato in seno alla nostra comprensione. A questo servono le chiusure, gli irrigidimenti, le maschere, ma esiste sempre qualcuno pronto a passarvi sopra, esiste nel mondo almeno una persona in grado di rendere vane tutte le nostre roccaforti, chi senza fatica ha trovato la chiave del nostro forziere e riesce ad aprirne le porte.

Qui partono due sorti differenti ed opposte, tutte e due in relazione alla volontà di chi è riuscito ad entrare nella cassaforte dei nostri sentimenti.

La sua sorte è entrata in collisione con un’indipendenza ostile a chi l’aveva scoperta, le conseguenze si sono manifestate immediatamente nell’appiattimento e nell’abbrutimento del suo intimo modo di essere e pensare.

L’idea terribile e spaventosa di perdere il privilegio di poter rivolgere le mie parole ad una mente fertile ed aperta si mescolava con i ricordi che affioravano dal passato, ricordi che mi riportavano alla città in cui avevo trascorso una parte della mia vita studentesca, dove era nata una prima maturità individuale e un senso collettivo di condivisione con i compagni di banco, di laboratorio, di chiacchiere, di sigarette e di fumo.

Tutto si inseriva in un periodo di ripensamenti densi di vissuto, pochi i rimorsi, tanti i rimpianti, fratellanze e amicizie finite, consumate dal tempo e dagli eventi, rapporti emotivi mai iniziati o finiti precocemente.

Avevo voglia di parlarle di tante cose, di raccontarle tutto quello che mi succedeva in assenza di un suo giudizio od opinione, renderla partecipe almeno in parte della mia vita, ripristinare con buone nuove un legame sempre più flebile, in sofferenza sotto i colpi di macete della brama di possesso di chi la tiene rinchiusa in una splendida prigione di vetro e ghiaccio. Purtroppo erano troppe le cose che si susseguivano sullo storyboard del mio film di fantascienza, troppe cose cercavano di passare dalla stessa stretta fessura, tutte insieme cercavano il rigurgito che le avrebbe fatte uscire contemporaneamente, così furente era la pressione esercitata che l’implosione ne fu la diretta conseguenza. Tutto torna nelle mie tenebre, tutto cade su me stesso…

…Il terzo negozio di cioccolato e dolciumi della città, la terza ondata di profumi di cacao e spezie zuccherati, tanti colori accoglienti che si intrufolano nella mente e si prendono a braccetto con l’idea di gusto che vogliono fomentare. Nell’estro di sensazioni olfattive e gustative si intromette quella uditiva e di disturbo del richiamo elettronico ai bisogni altrui, il gingle che abbiamo scelto per torturarci ogni qualvolta siamo desiderati da necessità non nostre, ma di cui comunque sentiamo il bisogno.

Un numero sconosciuto, un messaggio che a tentoni cerca un appiglio, attraverso il passato, nei miei ricordi, in episodi non dimenticati situati in un angolo non illuminato della memoria, stoccati in attesa di altre esperienze che ne prendessero il posto.

“Ciao sono A… di R… Ti ricordi di me? Volevo solo farti un saluto.”

Chi dimentica eventi e persone del proprio passato perde parte di sé stesso, io sento il bisogno di ogni componente della mia mente e del vissuto che poggia sulle mie spalle, diversamente non sarei io, ossia la conseguente evoluzione di ciò che mi caratterizza come persona in qualcosa di diverso e rinnovato. Perché dovrei dimenticare o rinnegare scelte fatte e compiute? I fatti già avvenuti non si cambiano, le azioni già compiute non si annullano, i ricordi immagazzinati non si cancellano, le emozioni già provate non si dimenticano. L’unica soluzione possibile è la convivenza nello scontro diretto con i propri limiti, già evidente in quella parziale forma di conoscenza di sé chiamata autocoscienza, le azioni compiute e le esperienze vissute mettono solo in risalto la limitatezza che ci caratterizza ma sono indispensabili a darci forma, a farci crescere interiormente per darci nuova forza e coraggio, darci un’arma indispensabile quale l’avvedutezza che, forte delle nostre paure pregresse coscienti e non, proietta il suo scudo protettivo sulle immagini del presente ricordandoci quelle dei tempi passati.

Certo che mi ricordo, come potrei dimenticare? Io non dimentico, metto da parte, sono un grosso contenitore vuoto che assorbe dal mondo esterno tutto ciò che è possibile inglobare, prendo tutto e tengo anche il brutto e il disdicevole, altrimenti come potrebbe apparire bello un fatto od un evento se non in raffronto a ciò che gli è per natura diametralmente opposto? le storie in cui siamo protagonisti insieme a quelle degli altri individui che ci circondano o che abbiamo solo ascoltato si scontrano sempre nel ring dei ricordi, bilanciano il proprio peso e acquistano un diverso valore in relazione con il resto, che nel caos si ricompone in passato e ricordo.

L’evento il cui ricordo ora mi sovviene alla mente risale ad un passato ormai non più recente, incontro consumato, distaccato, allontanato e ripristinato, infine da me definitivamente reciso. Un tram tram di avances e successivi ripensamenti, una tortura fatta di indecisione o ricercata voglia di attenzione, idolatria, narcisista necessità di essere al centro dell’attenzione, voglia egoistica di una teatrale (quindi palese e manifesta) introspezione.

Agli albori della mia infante vita sentimentale veniva subito posto il primo macigno di ipocrisia ed egoismo, l’egocentrico individualismo del self made man che vuole e sa di avere il potere di esercitare il proprio magnetismo sulla mente ancora in formazione di chi la vita (adulta) sta solo iniziando ad affrontarla.

Certo che ricordo, lo faccio per non tornare indietro, per non perdere me stesso, per non tornare sui miei passi, per continuare a guardare avanti senza voltarmi mai neppure per un solo istante, per preservare il presente che ho costruito, per dare un futuro alla strada che faticosamente ho intrapreso ad ogni punto di svolta.

Rendo partecipe l’amica di sempre della strana notizia e magicamente torna quell’afflato che tanto avevo aspettato, l’evento inatteso e indesiderato fungeva ora da collante e ripristinava un’unione che ci aveva visti vicinissimi in quel tempo. Strani eventi, coincidenze, evenienze che si rincorrono in circoli stranamente virtuosi, linee di sorti apparentemente lontane che improvvisamente si ricongiungono e tornano a rincorrersi in un moto circolare, corpi celesti erranti che vengono inevitabilmente catturati da passati e conosciuti magnetismi. Ed io? Che cosa sto facendo io in riva al fiume della vita che scorre ai miei piedi? Lo osservo mentre prosegue la sua lenta corsa nel tempo, ma non posso fare a meno di notare i corpi dei caduti che scorrono immersi nelle sue acque torbide.