Ma se la strada da seguire non fosse una semplice fuga all’infinito, la linea dell’ignoto che si nasconde allo sguardo? Sicuramente bisogna seguire i propri desideri per poter raggiungere un ceck point di salvezza emotiva minimo.
Forse semplicemente è l’istinto a guidare ogni singola azione, ogni decisione importante sembra vincolata a difficoltose e virtuose riflessioni, tuttavia la scintilla che fa scattare la decisione finale rimane sempre indissolubilmente legata alla sfera emotiva.
Meglio dormirci sopra, troppo poco ossigeno, tanta insicurezza.

NO AL DDL CHE LIMITA LA DEMOCRAZIA IN RETE
UN ANGELO CHIAMATO NIKI
NONTOCCARLA!!!
SOCCORSO CIVILE
PAOLA BINETTI FREE!!
IN DIFESA DELLA LEGGE 194/78 LIBERADONNA
ABROGAZIONE DELL'OBIEZIONE DI COSCIENZA PER MEDICI E FARMACISTI
APPELLO PER LA COSTITUENTE LAICA
UN TENTATIVO DI PORTARE UN PO DI LAICITA NEL PARTITO DEMOCRATICO
MANIFESTO PER L'EGUAGLIANZA DEI DIRITTI
venerdì 3 ottobre 2008
Straight down
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Pat pat
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Etichette: Il nulla
lunedì 15 settembre 2008
L’amore salverà il mondo?

Mi son chiesto, in una visita ad una metafisica esposizione di oggetti giganteschi, il senso di questo vertiginoso rincorrersi di nuovi capisaldi, punti di riferimento che perdono la motivazione che li ha generati in improbabili sabbie temporali. La poesia della ricerca e della manifestazione di nuove forme di pensiero, sfide per il presente, o piuttosto per il passato prossimo, piuttosto che per un’improbabile futuro relativo - prossimo, passa per apparenti linguaggi di pratica avveniristica, forgia la propria letteratura comunicativa di parole alterate, prese in prestito dal passato, “imperfetto” e non meglio specificato, in cui affonda la sua sempre improbabile memoria di ciò che è stato, o apparentemente a memoria viene richiamato.
La dimensione come forma comunicativa è radicata in concetti altamente fisici e terreni, così strettamente legati alla consistenza materica e alle leggi della plastica tradizionale, che per sua natura intrinseca non può e non potrà mai divenire neologismo, non potrà mai assurgere ad un superiore livello di comunicazione, se non per un fortuito caso di coincidenze e successive interpretazioni, rigorosamente soggettive – quindi estranee alla fonte originaria di pensiero – e molteplici.
L’alterazione del linguaggio a senso unico e ad opera di un unico senso – o punto di riferimento, vista – è estremamente utile alla massificazione della comunicazione, alla spettacolarizzazione di un aspetto – nella fattispecie quello dimensionale – che forzatamente diventa l’obiettivo e il fine definitivo dell’esternazione artistica.
Rimane sempre e fortunatamente “l’attimo fuggente” del colpo visivo del punto di vista soggettivo, condito di eventi estemporanei e aggiunte impreviste di nuovi eventi ad acutizzare un significato abusato. Il contrasto tra la speranza, grigia ma luminosa, e la solitudine della disperazione e della memoria storica di indimenticabili sofferenze, rattrista lo sguardo, mette in moto il pensiero memore di altrettante storie parallele, reali ed immaginarie, lasciando spazio ad un sentimento dubbiosamente positivo e malinconico, è davvero possibile?
martedì 15 aprile 2008
Blog a lutto
Credo non ci sia una maniera confacente per descrivere sapientemente lo stato d’animo dei pochi italiani figli della democrazia, la parte del paese che si riconosce degli ideali di libertà fratellanza e uguaglianza sta scavandosi la fossa in cerca di riparo dal crollo imminente.
La valanga del Berlusconi terzo è arrivata, quello che più si temeva si è avverato in tinte ancora più fosche e pericolose, i miasmi dell’anticultura, antipolitica, antilegalità, anticiviltà, antipopolo, antimodernità, stanno depositandosi sul terreno patrio, hanno già cosparso di spore velenose i campi, presto nessuno sarà in grado di ricordare che cosa volesse dire libertà di opinione, libertà di stampa, separazione dei poteri, legittimità del suffragio popolare.
La demopopulista Italia mostra il suo lato oscuro, la doppia anima di questo paese ha perso il suo equilibrio interno nello scontro tra democrazia ed autoritarismo, quest’ultimo è infine il vincitore definitivo, il divario, che separa l’oscena proposta della ruberia da far west dall’autolesionismo sinistrorso, cresce, il paese retrocede, la civiltà va a farsi fottere!
Ho bisogno di riflettere con calma per poter parlare di questo disastro, ho continui conati, a volte mi sembra di soffocare…
Prendo tempo
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Pat pat
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lunedì 31 marzo 2008
Ricerca
Sono ossessionato da ciò che non so di desiderare, nasce nelle profondità del mio inconscio la necessità di un non plus ultra che ancora deve vedere la luce del pensiero. Le fasi alterne e psicotimiche della mia mente stanno metabolizzando una nuova meteora, ancora vago in esplorazione di questo nuovo mondo, cercando di afferrarne la natura, se non altro la forma, il contenuto e la sostanza.
Ruota attorno a me stesso l’incognita di ciò che ancora non conosco, non è potere, non è benessere, non è desiderio autodistruttivo, smania di eccessi, gigantismo incongruo per un animo in cerca dell’opposizione a tutti i costi, del contrasto preventivo, della virgola che pone l’accento sul dettaglio, della briciola che fa vacillare le fondamenta della roccaforte interiore. L’incognita possiede una sua vita propria e muove i pensieri più nobili ed evolutivi, ma attende comunque e sempre il proprio travaglio, brama il dolore della scintilla che la mette in luce e ne permette la comprensione, nascita, ingresso dirompente nell’inesorabile e banale quotidiano. Si nasconde nella coltre fumosa di caos tempestoso dell’astrazione mentale, mostra dettagli confusi del suo essere, cela l’aspetto più semplice quindi comprensibile della sua sostanza costitutiva, non ha alcun riferimento nell’esistente e si diverte a possedere intimamente l’attenzione dell’inventore che non sa di averla concepita, ignaro del come possa scoprirne i segreti, ma conscio della sua esistenza, esistenza ignota e grigia, del colore del nulla, dall’odore della notte, il suono dell’eco di una parola non pronunciata, la memoria di fatti mai avvenuti tuttavia reali nella pura invenzione, universo parallelo ma in rotta di collisione, lontano ma vicinissimo ed impercettibile, puro e scevro da contaminazioni esterne, concetto in itinere, evoluzione con fine non determinata, domanda ancora senza risposta.
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Pat pat
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domenica 24 febbraio 2008
Risvegli
I risvegli possono rivelarsi a volte terribilmente agghiaccianti, un risveglio mattutino potrebbe coglierti impreparato contemporaneamente per un dettaglio dimenticato ed un avvenimento inaspettato. Il cervello seleziona automaticamente le informazioni da tenere in considerazione e quelle che invece possono essere messe da parte, è sempre una decisione selettiva basata sulla logica del risparmio energetico, la nostra mente ne è un esempio eccelso, si proietta in indissolubili gesti di generosità finchè non arriva il momento di giustificare le proprie mancanze. Le motivazioni alle azioni che compiamo giornalmente sono da ricercare nella complessa macchina strategica che la nostra evoluzione ha perfettamente provveduto a proteggere, sì, una macchina strategica, come altro chiamarla? Un infinito groviglio di fili che si snodano nell’immenso spazio vuoto del pensiero, macchina strategica perché messa in atto in funzione della stessa e propria sopravvivenza. Ultimo livello di pensiero quello legato al fabbisogno individuale, strategia di pensiero o meglio pensiero di strategia.
Il risveglio può essere di diversi tipi, in marcia, la dormiveglia, una banale sonnolenza che ci accompagna verso la meta smaltata di casa nostra, la nostalgia dei ricordi che debitamente abbiamo disordinato durante la notte, la curiosità per i personaggi che abbiamo conosciuto attraverso la nostra immaginazione. Quando soffri d’insonnia il risveglio porta nomi diversi, non è mai lo stesso, in qualsiasi forma esso si manifesti mantiene il retrogusto amaro della linfa vitale consumata da notti intere passate a pensare, momenti di delirio passati alla ricerca dell’oggettività di un contesto in continua evoluzione, lo strangolamento dello stomaco mentre cerchiamo di trovare la differenza tra il prima in via di dissolvimento e il dopo sulla scia dell’apparizione.
Il risveglio dell’insonne porta sulle spalle il peso della propria corporeità ribelle, delle gambe che non ascoltano alcuna volontà di quella che dovrebbe essere la loro autorità di comando, la volontà che normalmente le fa muovere.
Ma quando a chiamarti alla vita quotidiana sono fatti inaspettati arrivano le ali di Mercurio e ti portano dove devi senza alcuna esitazione, sei in grado di presentare al mondo la tua competenza precocemente giornaliera, dimentichi la notte, le altre, la settimana, il mese, la vita.
I nostri sentimenti ci consumano inesorabilmente, soprattutto se non siamo in grado di gestirne la portata di lancio, ci portano a fare l’impensabile ma ci fanno anche dimenticare la vera capacità di sopportazione in qualità di individui.
Quanto potevo trattenere il vulcano che mi stava esplodendo dentro quando hai deciso di non tornare insieme a me? Quanto potevo continuare a far finta di non vedere come stesse male il più grande amore della tua vita? Come potevo non accorgermi del fatto che questo malessere profondo avrebbe trascinato tutto nel suo baratro? Eppure il dovere dell’apparenza doveva continuare a portare i suoi frutti, mai gettare la spugna, arrendersi a sé stessi avrebbe voluto dire darti un altro peso sulla coscienza, il mio peso sarebbe stato insopportabile.
Hai visto brillare i miei occhi, hai sentito il mio abbraccio forte quando, cara gemella, ci siamo salutati, i sussulti sono sopraggiunti subito dopo, trattenuti a pressione e pronti ad esplodere durante il viaggio di ritorno.
Nella solitudine del mio posto di guida non ho più potuto trattenere nulla, il mondo aveva avuto, per una volta, la meglio su di me, ero sconfitto da ciò che stavo provando, la tristezza dell’ignoto mi opprimeva il petto e stringeva le mie budella. Il tramonto che lentamente si delineava all’orizzonte man mano che mi allontanavo da voi lasciava il sapore della paura, la sgradevole sensazione di impotenza verso gli eventi imprevedibili, le novità indesiderate per le quali non muoveresti un dito affinché avvenissero.
Ma ora sto meglio, ora penso che riuscirò a passare anche questo, penso che presto tutto ricomincerà come prima, credo di poter nutrire il mio spirito di nuove speranze da coltivare stavolta da solo, senza l’aiuto di nessun altro, senza l’apporto di chi per me è e rimarrà sempre importante ed indimenticabile.
In questo buio serale vorrei poter dire buona giornata in segno di buon auspicio, per dare senso alla fantasia meravigliosa di un domani possibilmente bello e che possa compensare le sofferenze di ieri.
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Pat pat
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giovedì 13 dicembre 2007
Tristezza, Rabbia, Disgusto
Che tristezza...
tristezza infinita....
rabbia che vuole esplodere dentro
rabbia che scaturisce all'esterno
voglia di annullare ogni ingiustizia
voglia di distruggere ogni malfattore
denigrare i fustigatori
annullare ogni loro difesa
ridurli a ciò cui loro vorrebbero vederci ridotti.
Non posso accettare l'ingiustizia che impera, il potere del dictat troppo spesso imposto facendo leva sui punti deboli altrui.
Lei aveva tanti pregi, troppi, disprezzabili, inaccettabili: bella, intelligente, caparbia, libera, profondamente comprensiva, ma una cosa purtroppo era inaccettabile la libertà e l'indipendenza, la capacità di trovare il proprio equilibrio senza trascinare nessuno a soffocare sott'acqua con sè.
Lui era una persona profondamente distorta e deprecabile da ogni punto di vista: ha estorto con l'inganno i suoi sentimenti, l'ha resa dipendente dalla propria approvazione, dai suoi altalenanti umori, dalla sua insicurezza, dalla sua incapacità di vivere con sè stesso, tanto orribile è il suo animo.
E qual'è la migliore soddisfazione per un parassita di tale calibro se non la distruzione di tutto ciò che esiste di più immacolato e irraggiungibile? Come accettare che ella (donna) possa avere un pensiero proprio? possa vivere senza sentire ogni cinque minuti il bisogno di sentirsi al suo fianco? possa divertirsi senza di lui? possa anche solo esistere se non in funzione sua di LUI (uomo padrone) l'animale?!
La soluzione migliore è instillare un profondo e viscido senso di colpa, l'impressione del tradimento, quand'anche non sia neanche stato pensato, la dipendenza dai suoi metereopatici stati d'animo, l'appesantimento del suo stato d'animo con il suo senso di inadeguatezza rispetto al mondo e soprattutto a sè stesso.
Ha dunque qualche diritto costui? anche la più minima ed essenziale delle necessità? La mia risposta non può che èssere negativa, non posso e non potrò mai avvallare la sopraffazione e la vigliaccheria, la bruttezza dell'animo esiste e costui la esprime al pieno del suo significato.
Se potranno mai i miei desideri avverarsi, la disgrazia lo perseguiterà fino alla fine dei suoi giorni, senza nessuna tregua, neppure il pentimento gli darà sollievo, io non sono il dio che lui prega e da me non potrà mai ottenere la pietà cui aspira nell'aldilà. Porverei più pietà per una blatta che striscia sul terreno per infilarsi nella prima fogna a trovar rifugio.
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Pat pat
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