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venerdì 12 settembre 2008

Finding meaning

Come si traduce in linguaggio schietto l’ennesima prova del ripetersi di certi modelli comportamentali in differenti persone, che in comune hanno solo una cosa, essere tue amicizie strette? Esiste un termine unico per definire l’unicità comportamentale dell’autolesionismo affettivo? Lo cerco ma non lo trovo, dovrei spostarmi in Germania per poter avere un termine che anche solo lontanamente possa suggerire le sensazioni che mi suggeriscono certe simili situazioni, ci vuole una lingua lego, che si costruisce di volta in volta, assembla diverse componenti apparentemente in contrasto tra di loro per definire un nuovo concetto, neologismo quasi perfetto, quasi perché la spigolatura del linguaggio tedesco permette sì una pedissequa definizione nel dettaglio di ciò che si vuole indicare – o definire – ma è priva delle necessarie sfumature di interpretazione che il nostro linguaggio impreciso invece concede.
Tuttavia il tarlo della definizione mi perseguita, non mi permette di dormire, mi fa rigirare nel letto per nottate intere, fa saltare ogni mia capacità di autocontrollo, freme per far uscire allo scoperto la scintilla della comprensione, il ritrovamento di una perla rara, il punto della situazione, il fulcro di ogni evento.
Forse è semplicemente un conseguimento difficoltoso per l’irrazionalità che caratterizza certi atteggiamenti umani comuni, ma se l’ostacolo fosse solo questo non esisterebbero lingue di sorta, nessuna si sarebbe salvata dall’analisi della perfetta razionalità applicabile ad ogni singolo significato, tutte sono frutto di modificazioni ed errori consecutivi, traslazioni successive, cambiamento non perfettamente opposto di senso, appunto semplice traslazione. Continuo a non arrivare al centro della mia riflessione, giro in tondo per trovare una falla, una crepa che mi permetta di infiltrarmi e trovare la soluzione, sono un batterio che cerca di oltrepassare le barriere difensive delle proteine cellulari, voglio arrivare al nucleo per insediare la mia prole e generare una nuova schiera di batteri sempre più forti e combattivi.
L’esercito di liberazione del corpo dalle cellule malate sta preparandosi a sferrare l’ennesimo attacco, l’organismo potrebbe cedere, l’individuo potrebbe non farcela, ma il fine di questa battaglia è sicuramente giusto e meritevole. I fini non giustificano sempre i mezzi, esiste sempre un metodo corretto da applicarsi ad ogni situazione, esiste tuttavia anche una volontà che si oppone ad ogni forma di ingiustizia e sopraffazione, volontà non sempre presente, ma sicuramente esistente e in possesso di un diritto di recessione del contratto di buone maniere, quando queste divengano obsolete o inefficienti.
Ci vuole in definitiva un sano ed efficiente moto di ribellione, una scossa che trafigga dal suolo le anime scombussolate dall’apatia, piegate a volontà cui non appartengono, a desideri che non dovrebbero soddisfare, piegate nonostante non siano fatte di materiali elastici, nonostante non siano capaci di ritornare alla forma originaria una volta modificate, nonostante il rischio del mantenimento di una forma contorta ed incapace di assumere qualsiasi decisione, continuano nell’intento di adeguare la propria indole alla tirannia esercitata con le impotenti armi dell’amore, sotto le ridicole e vigliacche forme del ricatto.
Vili atteggiamenti atti ad asservire personalità sicuramente superiori a quella del proprio carnefice, non sufficientemente orgogliose per poter definire una linea di confine tra il diritto altrui ed il territorio emotivo di loro pertinenza.
La parola continua a rimanere lontana nello spazio e nel tempo, tuttavia il concetto ha preso forma, ha assunto le sembianze necessarie alla giusta comprensione, comprensione significa possibilità di affrontare una determinata situazione, significa avere l’arma vincente per cambiare uno stato di fatto, stravolgere e rompere un circolo vizioso, dare la morte a certi processi mortali dell’animo umano, quella capacità unica nel mondo animale della volontà autodistruttiva in onore di un ideale o di un essere superiore.

venerdì 18 luglio 2008

180708



Dov’ero rimasto? Sicuramente lontano nel tempo e nei pensieri, lontano negli eventi, negli avvicendamenti che mi hanno tenuto lontano da ogni riflessione personale, lontano in percezione di un periodo meno florido e decisamente più impegnativo. 18 luglio 2008, forse è giunto il momento di ricominciare a pensare, non che la cosa venga periodicamente a mancare, semplicemente non si verbalizza la sua concretizzazione scritta, la pietrificazione di concetti evanescenti che velocemente passano nella mente, lasciando leggere tracce, non ha importanza alcuna lo spessore emotivo ed intellettuale che ricoprivano, la scia passa e perde forza, consistenza materica – non che ne abbia mai avuta una fisica, sicuramente a scopo puramente speculativo mentale – permette di vivere in un eterno presente, privo di un qualsiasi riscontro con la vita vissuta, eventi passati, ragionamenti perduti. L’eterno presente non solo non possiede passato, non sa considerare l’imperativo di un futuro imminente, anzi costantemente presente ad ogni singolo istante, tempo che subisce la costante metamorfosi di sé stesso in sé stesso medesimo, materia documentale e del nulla.

È quindi giunta l’ora di ricominciare, buon week end lavorativo e non

venerdì 9 maggio 2008

Diario di bordo


Prendo possesso della situazione, comincia una lenta ed impegnativa elaborazione, speculazione mentale sul nulla per ora, diatribe intestine sulle scelte da compiersi, il caos regna ancora sovrano ma lentamente lascia spazio a nuove idee, soluzioni ricercate o banali – ancora non è dato a sapersi – danzano un walzer in forme, colori, sensazioni, parole, tante parole; di nuovo soluzioni, di nuovo pensieri, la rincorsa affannata al traguardo decisionale si consuma in un terreno astratto, la parola ultima spetta forse al nonsenso, inaspettata al giro di vite si manifesta, fine, forse.

sabato 19 aprile 2008

Osservare

Ogni tanto passo molto tempo ad osservare gli altri, le persone che mi circondano, il ristretto o dilatato mondo che ho scelto di vivere, l’elite di filosofi e trogloditi che mi fa sentire a casa, nella follia quotidiana. La diversità è una ricchezza per me necessaria, serve a darmi la misura della molteplicità delle cose e degli eventi che mi circondano, completa la banalità del mio animo arido.

Spesso mi sento solo uno spettatore del teatro che ho costruito nei dintorni del mio guscio, non si tratta di mancanza di capacità decisionale, non è passività, è il dubbio che continuamente erode le pareti della mia individualità che determina questo ruolo da osservatore, testimone e grande ascoltatore.

Rimango sempre colpito da chi riesce a darmi una lettura del tutto trasversale alle mie ossessive posizioni relativamente assolutiste rispetto agli eventi, l’apparenza da moderato che assumo nei discorsi di facciata tradisce la mia natura da ribelle e distruttore, ogni tanto qualcuno intuisce qualcosa dallo sguardo ed ecco che mi sento profondamente colpito, forse è solo necessità di sentirmi scoperto, come quando da bambino vieni beccato dalla mamma con il cucchiaio completamente affondato nel vasetto della crema bicolore, l’operazione si chiama ripulitura della parte bianca ignorando completamente il lato oscuro della cioccolata, gnamm… è il gusto della trasgressione di regole imposte dagli altri e da noi stessi, voglia di fare tutto ciò che ci viene proibito, eccitazione febbricitante della pratica, palpitazioni a mille in attesa del minimo rumore pronti a scappare ed a nascondersi, falsificazione di ogni prova tangibile del delitto appena commesso, almeno il luminol non viene usato per i reati minori, basta leccare bene il cucchiaio e tutto brillerà di più.

Una volta cresciuti non possiamo più provare il gusto di una sana trasgressione, violazione di regole che al massimo della pena ci vedono andare a letto “senza i cartoni!!!”, allora diventa tutto un gioco psicologico, le lotte sono interne, dobbiamo cercare una via che passi dalla legalità, sono i nostri pensieri, le nostre idee, le azioni che compiamo sono fittamente filtrate dalle regole in cui siamo giornalmente immersi, i pensieri invece volano liberamente da un capo all’altro del globo, ci permettono di diventare sempre più simili alle nostre aspirazioni, forniscono nei nostri sogni un’obiettivo immaginario ideale e consolatorio, definiscono la nostra natura profonda.

È il nostro Inland empire, il caos primitivo delle immense praterie popolate da fantasmi, metropoli di carta da zucchero racchiuse in bolle di sapone, strade di legno su cui crescono vigorose spettacolari piante che producono macchine, camion e motorini, strade subacquee percorse a tutta velocità da ciclisti impazziti, uomini in gabbia studiati da inseparabili parlanti, gatti che brucano l’erba e mucche cannibali assetate di sangue.

Nella folla dei pensieri risiedono anche aspirazioni concrete che caratterizzano un modo di porsi all’esterno, sono l’indice della nostra vera individualità, aspettano appunto di essere scoperte, beccate in flagrante, sono egocentriche, sanno stare perfettamente al centro dell’attenzione, ma nessuno sa scorgere nel profondo dell’animo altrui, poche persone posseggono il dono della capacità di penetrare le spesse pareti. Raramente capita di incontrarne qualche esemplare, rimangono ricordi di incontri incancellabili, marcano profondamente il nostro modus operandi, forniscono un ulteriore metodo per creare un altro mondo incastonato nel precedente a sua volta contenuto in quello reale.

domenica 13 aprile 2008

Il crepuscolo di un idea

Respiro l’aria viziata della mia tana, puzza, è stanca e velenosa, migliaia dei miei respiri l’hanno resa asfissiante, ossidata, stanca, melmosa, densa e putrefatta, tuttavia lasciare il mio giaciglio notturno continua a rimanere un impresa ardua da compiere, l’obbligo della decisione comincia a farsi strada quando la radio fa partire la riproduzione del CD dei Gotham project, la revancha del tango, il ritmo lento della prima traccia lentamente riporta un flusso normale di sangue nelle vene delle mie membra, lento, inesorabile, lievemente comincia il suo ritmo ridondante e semplice, fluente prosegue nel suo cammino, il volume si alza, il risveglio si avvicina, abbasso, mi giro, assumo la posizione fetale della mattina, quando non voglio abbandonare il mio comodo ventre materno, calore di chi mi ha dato la vita, liquido dentro cui mi sveglio ogni mattina, fluido vitale memore del mio passato infante, del presente predecadente, del futuro inconsistente ad esso legato, di uno scorrere temporale inesorabile, di cui prendo crudamente coscienza mentre pulisco il mio ano dopo aver espulso i miei rifiuti nel bagno del ristorante dove lavoro, prima di iniziare il servizio del pranzo.

Dove sono rimasto? Certo… la voglia di sparire improvvisamente, di non cominciare neppure questa orribile ed incerta giornata, il desiderio di non essere, o semplicemente non dover aver parte nello svolgimento della corrida, il triste spettacolo dell’arena in cui bestie e schiavi si scontrano per la propria sopravvivenza, il luogo in cui ogni barlume di civiltà viene a mancare per lasciare posto alla battaglia delle parti avverse, la logica della ragione assoluta, l’assioma dell’infallibilità delle proprie scelte. Squilla dirompente la seconda sveglia, quella dell’insopportabile apparecchio telefonico, maledizione e segnale inconfondibile di una dipendenza dalle necessità altrui inconciliabile con una forma di pensiero formata con una comunicazione diretta e discontinua, ma non basta il suo suono metallico e assordante a farmi desistere, la mia mamma rimane il mio inseparabile nido, la mia protezione prima ed ultima, voglio ancora dormire, godere del calore racchiuso sotto il manto morbido della mia coperta, non importa se sto nella mia puzza notturna, non fa niente se le mie cellule cerebrali stanno soffrendo per la mancanza d’ossigeno della mia stanza, non posso abbandonarmi alla triste realtà. Continuo nella maratona del mio intorpidimento fino a quando non squilla un altro allarme, il messaggio del risveglio passa attraverso il sogno, apparentemente piacevole, che veniva proiettato sul teleschermo della mia mente, non ricordo cosa stavo facendo, che cosa stava accadendo, l’essenza che mi costituiva, la natura umana o meno che mi caratterizzava in questa realtà parallela, sta di fatto che un evento traumatico mi riporta alla luce del mattino. È tardi e devo corre per preparami, non ho tempo di fare colazione, al limite riesco a trangugiare velocemente un succo di frutta, per evitare di svenire al secondo gradino della rampa del quarto piano del mio palazzo. Esco di casa, qui inizia una nuova giornata di vita, o forse non vita.

Inspiegabile il cielo che sovrasta questi miseri eventi quotidiani, impossibile penetrarne le oscure volontà, i futuri capovolgimenti, sembra una mescolanza perfetta tra autunno e primavera, termine ed inizio, morte e rinascita, ambigua situazione che apparentemente sembra volerci dire che gli occhi del mondo intero stanno osservandoci, l’attenzione della terra stessa è puntata sulle nostre miserie nazionali, non sa se essere triste o felice di ciò che sta accadendo, non si capacita di tale instabile situazione ambientale.

La riviera Romagnola si profila al mio orizzonte, la speculazione edilizia del turismo, l’aborto della produzione a tutti i costi di capitale, arricchimento sulle spalle del territorio, inurbamento sfrenato apparentemente calmo e tranquillo, immobile ma in costante evoluzione, in continua crescita, si sviluppa su sé stesso, nutre sé stesso, eleva fino al cielo la sua necessità di sopravvivere, la sua locusta natura vuole a tutti i costi sopravvivere alla naturale decadenza, la favola stravolta della locusta lavoratrice e della formica fondamentalista prosegue il suo corso.

M:"Sei andato a votare?"

P:"No, quando pensi che ci sia andato? Stanotte?"

M:"Mi raccomando, vota bene, Berlusconi ha detto che abolirà il bollo, il prossimo mese devo pagare 450 euro"

Silenzio, disapprovazione, pena, desolazione, infinita pena, compassione.

Il popolo sovrano sta avvalendosi del proprio diritto al voto, sta esprimendosi in merito alla classe politica che lo ha governato, decide di proseguire o meno nel suo sostegno ad un governo uscente depresso, una coalizione divisa, un panorama di tradizioni alterate e ideali stuprati dai burocrati del potere autoinflitto e autoalimentato. Mentre una massa informe di popolazione - retrocessa dal club degli appartenenti alla civiltà “moderna” al rango di non più indipendente e sovrana, di muffa d’Europa, piaga dell’occidente, entità decadente di un evoluzione mai avvenuta - si appropinqua ad usufruire del diritto, zuppo del sangue di chi in esso ha creduto, di decidere se avanzare o morire, di affidarsi alla più marcia espressione popolare populista e demagoga Europea - ma specificamente e solo italiana - all’involuzione senz’anima di idealismi persi durante un lungo percorso di snaturamento politico e civile, o infine, alla peculiarità degli ultimi - minoritari cavalieri - difensori dei pilastri di una cultura popolare nazionale ormai inconsistente, internamente dilaniata dell’illealtà di chi l’ha violata assumendosi incoscientemente la responsabilità di rappresentarla, tradendone le ragioni più profonde, originarie, ideali, civili. Mentre il rito dell’autolesionismo nazionale si mette in moto, mentre tutto questo caos prende consistenza nei volti dei fantasmi, travestiti da vivi, della politica italiana, sto svolgendo le mie mansioni di autosostegno economico, sto lavorando per persone che la pensano in maniera diametralmente opposta da me, che credono di possedere la loro infima verità morale nelle tasche, convinti che questa logica arraffazzonata di idealizzazione del giardino in cui ha dimora la propria casetta, difesa strenua dei valori strumentali e superficialmente dozzinali in cui sostengono di credere, lotta corporativa dell’istituzione in seno alla quale si abbeverano, disprezzo della legalità alla quale è sottoposta la parte più consistente della popolazione, fuga dalle regole per sostenere privilegi illegittimi e spesso in odore di favoritismi quasi mafiosi, sia legittima e non solo politicamente sostenibile ma eticamente imponibile.

Ma l’aspetto che desta e allarma le difese immunitarie del mio senso civico è l’enorme percentuale di aborigeni della democrazia che contemporaneamente a loro crede sia lecito sostenere questo aborto italiano, la possibilità di subire per l’ennesima non legislatura (detta anche mafiatura) il trattamento a retrocedere che ho avuto modo di sperimentare per cinque interminabili anni della mia vita, la gogna di parlare con i miei cugini continentali nella vergogna della mia appartenenza nazionale, lo stupro incivile dei miei diritti e della mia dignità di cittadino ad opera di perfetti incapaci patentati e laureati.

Il rientro è sotto la pioggia ma al mio arrivo le nubi si squarciano e sanguinano la gialla linfa solare, quasi a voler destare lo spirito combattivo del mio animo depresso, struggenti sono i minuti che precedono la decisione definitiva, dilaniante la ricerca di una soluzione possibile, questo sentimento di separazione interna, di inconsistenza di riferimenti, profonda e dolorosa indecisione.

Passo il tempo aspettando un possibile segnale, penso senza sosta al mio presente, il mio essere, il mio sentire, il mio piccolissimo mondo personale sta affrontando il suo ennesimo conflitto intestino, ma la decisione deve arrivare, l’attesa deve terminare, il dovere di esprimersi si deve materialmente configurare e definire fisicamente. Non condivido le considerazioni ottimiste che gli osservatori nazionali fanno rispetto all’attuale situazione, non penso che sia tutto così roseo, ma soprattutto non credo che le scelte fatte siano quelle giuste, non affido i miei sogni e le mie aspirazioni a chi sta tradendo la mia fiducia, a chi per seguire un’ideologia – o più precisamente un potere – calpesta la mia e altrui dignità umana, in quanto tale non negoziabile e neppure minimamente decurtabile, non passibile di opinioni nè si sorta nè di parte.

Anche se apparentemente una via sta delineandosi lungo il mio orizzonte decisionale prendo un andamento pesante lungo il percorso che mi separa dal patibolo del seggio elettorale, la mia scuola elementare, la depositaria dei miei sogni infantili, delle mie prime esperienze e delusioni, laboratorio dei miei primi scontri con la società e con l’istituzione, o chi la rappresenta. Il mio cuore è il depositario della pesantezza con cui ho preso la mia decisione definitiva, della croce precisa e ben definita che ho apposto sul simbolo in cui ho riposto le mie speranze di assoluzione e di parificazione civile, la voglia di assurgere alla classe A dei diritti, vana speranza? Forse. Tuttavia ho almeno la certezza di possedere ancora un anima, di non aver venduto al mercato delle banane la mia dignità e umanità, mi assumo pienamente la responsabilità della decisione presa con la certezza di essere ancora me stesso.

venerdì 14 marzo 2008

Il caso

Tutto comincia per caso, per caso ti accorgi di essere te stesso nel momento in cui ti raffronti con l’altro, per caso trovi le somiglianze con i ricordi del tuo passato, sempre per caso provi nostalgia al solo pensiero di trovarti sperduto nella sensazione di aver già vissuto un determinato evento.

La bellezza sta nello stupore che proviamo ogni volta che qualcosa colpisce la nostra attenzione, la sensibilità, il pathos che si crea tra noi e l’evento di cui siamo partecipi, l’impressione di scioglierci nell’ambiente che ci circonda, come se fossimo aria o acqua, fluidi gassosi che navigano inconsci nel proprio oblio. Lo stupore è la più bella delle emozioni, vivere di novità continue, venire continuamente a conoscenza di nuove realtà, persone, cose, mondi.

L’essenza stessa della vita è fatta di buone o cattive nuove, la ricerca, a mezzo di curiosità, dell’inspiegabile e inimmaginabile in ogni dove e quando.

Il grigiore della monotonia spegne il nostro intelletto, il suo strascico è pesantemente assente, i suoi effetti sono la morte, quella vera. Persiste in questo gioco di parti una costante instabilità, un altalenarsi continuo di valenze contrapposte, l’equilibrista tiene ben salda la sua asta per non cadere nel vuoto, controlla la posizione dei suoi piedi, l’oscillare della corda, l’altezza da terra, la consistenza del suolo, la soglia sopportabile di dolore, il rischio di una fine imminente, la gloria dello spettacolo. In ogni istante i giochi di equilibrio fanno capolino nella testa, si mettono in contrapposizione con la nostra precarietà reale e rallentano i nostri movimenti, facendoci perdere l’armonia di un regale passo felino. Il ritmo va ripreso, sostenersi è un compito gravoso ma costituisce la fonte di una corretta postura, è l’origine del suono melodioso della perfezione perfettibile, la complessa armonia dell’imperfetta natura delle cose. Sublime composizione.

martedì 26 febbraio 2008

Flirt commerce

Tenere ben separate le proprie componenti è cosa estremamente importante, soprattutto se si parla di componente fisica e istintiva contro componente emotiva e mentale. Dopo lunghi ripensamenti torno al punto di partenza giungendo alla conclusione di non essere in grado di conciliarle, a volte sembrano appartenere a due entità ben distinte, pensano contemporaneamente in opposizione l’una all’altra e finiscono per rendere ancora più difficili certe scelte.

Siamo tutti alla ricerca di qualcosa che sappia appagare le nostre esigenze ed aspirazioni, sia questo qualcosa un soddisfacente avanzamento nella scala sociale, una corrispondenza del lavoro svolto, una remunerazione corretta ed equilibrata – rispetto alle nostre aspettative ovviamente – le congratulazioni generosamente offerte da chi già ci stima – o più spesso da chi ci detesta – l’ultimo ma non meno importante campo di definizione della nostra autostima è quello sentimentale, costantemente in preda di correnti emotive collettive ci facciamo prendere da confezioni regalo di emozione, fiocchi rossi di ti amo, pacchi perfettamente progettati di storia ideale e da seguire, dolciumi e schifezze varie di tipo cuoriforme, nostalgie fantasy Dynastiane, idealismi estetici chirurgici e botulinici, rigonfiamenti emostatici steroidei.

Tutto in vetrina perfettamente imbellettato e laccato per farci pensare a confetti di sentimento invece che a misere retribuzioni rispetto al lavoro svolto, dolci esuberanti fragranze di gusto sintetico rispetto all’amara analisi del nostro contesto in via di disfacimento, prospettive di destini ideali e delicatamente colorati di pastello e acquerello ad arginare un esasperante sentimento di cupa depressione post-illusionista.

La carota giornaliera è servita e l’asino continua a camminare in linea retta, verso quel modello economico per lui delineato, verso la struttura consumistica che democraticamente ha contribuito a definire, verso mete non scelte ma imposte, in direzione dei panieri ideali di consumo economico, soddisfazione percentuale media equa e solidale, inflazione in caduta libera – verso l’alto – costi pronti al decollo – esponenziale – soddisfazione in calo, si richiedono misure di emergenza per riportarlo ad un tasso concorrenziale, assunzione di nuove misure economiche atte ad arginare il fenomeno, abbassiamo il prezzo dei prodotti di elettronica e vestiario, apparenza di benessere, amnesia del consumatore, il livello di soddisfazione solidale è ripristinato, l’equo aspetta la prossima manovra di fine legislatura.

Per quale motivo dare tanta rilevanza al dilagare di false notizie di benessere raggiunto per un oggetto deperibile in più sotto il tetto di casa? come fare a raggiungere i livelli medi e ideali disegnati da un mondo di squali finanziari? Missione impossibile se non demenziale e ridicola, porsi come meta il raggiungimento di obiettivi altrui in dissenso a quelli individuali. Permettere al mercato mediatico, finanziario e collettivista – pseudocorporativo – di influenzare le nostre scelte, tramite specchi per le allodole accuratamente posizionati nei giusti angoli prospettici, vuol dire rinunciare ad un mondo infinito di idee e fantasie che albergano in ognuno di noi, perdere l’unicità che ci contraddistingue, impoverire la vera collettività fatta di forti differenze e colorata da pensieri ed opinioni in opposizione e sempre difformi alla media statistica.

Allora rivendico la mia lotta interiore, difendo la mia ricerca personale, faccio tesoro delle mie esperienze anche se non apprezzabili da tutti, dico basta a questo uniformarsi che continuamente passa sotto il mio sguardo atterrito. È importante tenere separate le proprie componenti? Io, in funzione delle mie esperienze e peculiarità, ritengo di si, può accadere che tutto cambi radicalmente e mi porti a scelte opposte, questo lo valuterò a tempo debito ora ho deciso.

domenica 24 febbraio 2008

Risvegli

I risvegli possono rivelarsi a volte terribilmente agghiaccianti, un risveglio mattutino potrebbe coglierti impreparato contemporaneamente per un dettaglio dimenticato ed un avvenimento inaspettato. Il cervello seleziona automaticamente le informazioni da tenere in considerazione e quelle che invece possono essere messe da parte, è sempre una decisione selettiva basata sulla logica del risparmio energetico, la nostra mente ne è un esempio eccelso, si proietta in indissolubili gesti di generosità finchè non arriva il momento di giustificare le proprie mancanze. Le motivazioni alle azioni che compiamo giornalmente sono da ricercare nella complessa macchina strategica che la nostra evoluzione ha perfettamente provveduto a proteggere, sì, una macchina strategica, come altro chiamarla? Un infinito groviglio di fili che si snodano nell’immenso spazio vuoto del pensiero, macchina strategica perché messa in atto in funzione della stessa e propria sopravvivenza. Ultimo livello di pensiero quello legato al fabbisogno individuale, strategia di pensiero o meglio pensiero di strategia.

Il risveglio può essere di diversi tipi, in marcia, la dormiveglia, una banale sonnolenza che ci accompagna verso la meta smaltata di casa nostra, la nostalgia dei ricordi che debitamente abbiamo disordinato durante la notte, la curiosità per i personaggi che abbiamo conosciuto attraverso la nostra immaginazione. Quando soffri d’insonnia il risveglio porta nomi diversi, non è mai lo stesso, in qualsiasi forma esso si manifesti mantiene il retrogusto amaro della linfa vitale consumata da notti intere passate a pensare, momenti di delirio passati alla ricerca dell’oggettività di un contesto in continua evoluzione, lo strangolamento dello stomaco mentre cerchiamo di trovare la differenza tra il prima in via di dissolvimento e il dopo sulla scia dell’apparizione.

Il risveglio dell’insonne porta sulle spalle il peso della propria corporeità ribelle, delle gambe che non ascoltano alcuna volontà di quella che dovrebbe essere la loro autorità di comando, la volontà che normalmente le fa muovere.

Ma quando a chiamarti alla vita quotidiana sono fatti inaspettati arrivano le ali di Mercurio e ti portano dove devi senza alcuna esitazione, sei in grado di presentare al mondo la tua competenza precocemente giornaliera, dimentichi la notte, le altre, la settimana, il mese, la vita.

I nostri sentimenti ci consumano inesorabilmente, soprattutto se non siamo in grado di gestirne la portata di lancio, ci portano a fare l’impensabile ma ci fanno anche dimenticare la vera capacità di sopportazione in qualità di individui.

Quanto potevo trattenere il vulcano che mi stava esplodendo dentro quando hai deciso di non tornare insieme a me? Quanto potevo continuare a far finta di non vedere come stesse male il più grande amore della tua vita? Come potevo non accorgermi del fatto che questo malessere profondo avrebbe trascinato tutto nel suo baratro? Eppure il dovere dell’apparenza doveva continuare a portare i suoi frutti, mai gettare la spugna, arrendersi a sé stessi avrebbe voluto dire darti un altro peso sulla coscienza, il mio peso sarebbe stato insopportabile.

Hai visto brillare i miei occhi, hai sentito il mio abbraccio forte quando, cara gemella, ci siamo salutati, i sussulti sono sopraggiunti subito dopo, trattenuti a pressione e pronti ad esplodere durante il viaggio di ritorno.

Nella solitudine del mio posto di guida non ho più potuto trattenere nulla, il mondo aveva avuto, per una volta, la meglio su di me, ero sconfitto da ciò che stavo provando, la tristezza dell’ignoto mi opprimeva il petto e stringeva le mie budella. Il tramonto che lentamente si delineava all’orizzonte man mano che mi allontanavo da voi lasciava il sapore della paura, la sgradevole sensazione di impotenza verso gli eventi imprevedibili, le novità indesiderate per le quali non muoveresti un dito affinché avvenissero.

Ma ora sto meglio, ora penso che riuscirò a passare anche questo, penso che presto tutto ricomincerà come prima, credo di poter nutrire il mio spirito di nuove speranze da coltivare stavolta da solo, senza l’aiuto di nessun altro, senza l’apporto di chi per me è e rimarrà sempre importante ed indimenticabile.

In questo buio serale vorrei poter dire buona giornata in segno di buon auspicio, per dare senso alla fantasia meravigliosa di un domani possibilmente bello e che possa compensare le sofferenze di ieri.

martedì 19 febbraio 2008

Lo sciacquone

Sembra di cadere in un vuoto senza fondo, ogni giorno che passa il paese in cui sei cresciuto sembra sempre di più assomigliare ad un’immagine caricaturale da commedia all’italiana.

La gente che parla su sé stessa è sempre esistita, ora è diventato un obbligo di coscienza individuale, chi parla di cose vacue e prive di significato appare saggio e competente, dare opinioni in terreni culturali a sé ignoti è ormai una consuetudine nazionale. L’importante è arieggiare le fauci, cambiare il fetido odore di marcio accumulatosi per le solite vecchie merci da sciacquone che vi transitano…

Mi sono appena alzato dal mio angolo piastrellato di casa, dal mio angolo più intimo, il luogo depositario dei miei pensieri più bassi e segreti, mi sono alzato ed ho premuto il pulsante magico della liberazione, spero che tutto passi e vada a finire dove deve, nella fogna.

mercoledì 6 febbraio 2008

Se non può appartenere a me, non apparterrà a nessuno.

Qualcuno tenta sempre di tornare dal pozzo dei ricordi nella nostra vita, c’è sempre voglia di trasformare e plasmare gli avvenimenti passati in qualcosa di diverso, la tentazione del revisionismo che strisciante continua a suggerire nuove vie da percorrere per ritrovare la strada maestra.

Non c’è peggior testardo di colui che non vuol vedere di fronte a sé, di colui che continua a vivere nel proprio passato e idealizza avvenimenti di per sé poco edificanti. Se cerchi di comprendere le istanze altrui scoprendo il lato più sensibile e percettivo della tua indole finisci irrimediabilmente relegato in due distinti mondi.

Quello della persona da beatificare, se non da santificare, e successivamente quello di chi va demolito o comunque istigato all’autodistruzione.

In questo pianeta vivono miliardi di individui completamente diversi, con esperienze uniche e pensieri che definiscono in sé tanti piccoli e diversi mondi, universi paralleli fatti di altrettante vite ed eventi.

Chiunque si trova prima o poi nel suo breve arco di presenza biologica, inteso come combinazione di materia che tende a costituirci in individuo, su questo angolo di universo ad affrontare quel complesso fenomeno dell’incontro scontro con altri individui della propria specie. Dicono che siamo animali sociali per nostra natura, questa affermazione è valida solo in parte, se per socialità si intende quel complesso fenomeno per cui un individuo, soppesati i possibili effetti positivi e negativi sulla propria esistenza come entità appartenente ad una famiglia sociale, una volta venuto a contatto con un altro della medesima specie stipula con quest’ultimo un contratto di non belligeranza o vicinanza, allora posso approvare questa espressione come aderente alla realtà, in una forma di idealismo si potrebbe anche definire l’uomo un individuo sociale, inteso come essere alla costante ricerca di rapporti umani, una sorta di essere benevolo che trova gratificazione nella cristiana benevolenza verso l’altro. Questo è decisamente l’aspetto edulcorato e occidentalizzante del fenomeno sociale umano.

Non mi ritengo un freddo osservatore di fenomeni, non sono uno scienziato, non uno psicologo (anche se mi sarebbe piaciuto), non un dottore, non un analista un economo un giudice, non sono un cinico individuo che vuole sgranare come una zolla di terreno asfittico la già deperita civiltà cui, mio malgrado, appartengo. Ho sempre cercato di fornire la maggiore quantità possibile di energia umana nei rapporti con le persone con cui ho condiviso parte della mia vita, purtroppo questo si traduce quasi sempre in una bieca forma di impossessamento della propria indipendenza, oppure nel caso peggiore nello sfruttamento a tempo indeterminato e con affetti a rendere.

Cerchi di comprendere i motivi per cui una persona si è legata a alla tua, cerchi di arrivare al nucleo degli eventi e alla scintilla che fa scaturire certe forme di irrazionalità tutte umane, lo fai perché saresti ingiusto e insensibile in caso contrario, perché non riusciresti a guardare più la tua immagine riflessa in una qualsiasi superficie riflettente, perché vedresti in ogni angolo l’ombra del misfatto, l’alito gelido della colpa, perché il peggior giudice sei tu stesso nei tuoi confronti, sei l’imperatore dispotico del tuo regno e ne definisci nel dettaglio tutti i comportamenti che non approveresti.

Ma a che serve la comprensione se poi determina mania di possesso? Quali strade potrà mai aprirci se non quelle dell’illusione altrui? Non importa quali siano le tue intenzioni, c’è sempre qualcuno pronto a rileggere i fatti e le affermazioni in una chiave tutta personale, irrazionale, tendenziosa.

Dire che il sole non gira attorno alla terra non può sortire nessun effetto positivo in chi è convinto che tu stia sostenendo, non solo, una balla ma che la tua sia una menzogna nei tuoi stessi confronti.

La psicologia umana è decisamente complessa e difficilmente definibile (per fortuna), ma sicuramente alcune menti ( decisamente tante) posseggono una forma compulsiva di ossessività, capace di illudersi delle cose più impossibili e fantasiose, capaci di elevare al grado massimo di beatitudine qualsiasi individuo che venisse investito dalla loro ondata emotiva anomala, ma pronte poi a distruggere ciò che non possono in ultima istanza possedere.


martedì 5 febbraio 2008

Perfetta definizione

lunedì 4 febbraio 2008

(puttana Eva!)

Ciclicità degli avvenimenti, ventisei anni fa i miei genitori mi battezzavano secondo il rito cattolico, iniziava la mia vita da membro della comunità cattolica, rinascevo sotto nuove spoglie, purgato dal peccato originale. (puttana Eva!)

Oggi domenica 3 febbraio 2007 subisce la stessa ingerenza la mia nipotina e il suo cuginetto, ironia della sorte già durante il battesimo del primo nipote, suo fratello, era iniziato un percorso critico di smantellamento verso tutti gli assiomi che man mano disvelavano le proprie discrepanze con la realtà tangibile e razionale.

Le chiese già quattro anni fa cominciarono ad apparirmi come semplici contenitori di culti e tradizioni, riti e abitudini, che si susseguivano con ritmicità perpetua. La motivazione? Irreperibile alla mia mente. Esisteva quindi qualcosa di più grande che avrebbe potuto dare una risposta? Si l’ignoranza, l’unico ostacolo allo sviluppo più completo di una persona.

Il prete toglieva dal loro dolce capo la macchia del peccato originale… Il peccato originale! Quale assurdità! Chi tra le persone normali e civilmente evolute potrebbe pensare che esista una colpa in seno alla stessa natura di un bambino venuto al mondo da non più di due mesi? Di quali peccati può essersi mai macchiato un essere che è uscito urlando da un ventre caldo, urlando per il trauma dell’inizio della propria vita fuori dal corpo materno, urlando per le sensazioni sconosciute che lo bombardano in ogni parte del suo corpo, per il dolore provato dai suoi primi respiri, la solitudine dell’inizio del suo percorso di vita privata, la scoperta di essere solo e soltanto sé stesso e non più un tutt’uno ventrale con la madre accogliente.

Qual è la colpa di cui si è mai potuto macchiare questo èsserino minuscolo che ancora non può neppure conoscere la natura della proprie azioni? Questa entità che pian piano comincia a capire la differenza tra il sé e il resto del mondo che lo circonda, che si trova in mano un complesso meccanismo biologico che spesso sfugge ai suoi controlli?

Certo certo, puttana Eva! Dimenticavo che deve essere ripulito dalle colpe di una coppia di austrolupitechi di specie e origine sconosciuta, genitori di tutte le genti presenti su questo pianeta, si erano macchiati del grave peccato di voler dar soddisfazione al bisogno di mangiare un frutto succoso e appetitoso. Brutti austrolupitechi e tu puttana Eva!

Proporrei una nuova moratoria:

Il divieto all’indottrinamento dei minorenni a qualsiasi credo religioso, battesimi, circoncisioni, e da tutte le forme di infibulazione morale e fisica.

giovedì 10 gennaio 2008

Retrocazia genetica





È davvero straziante sta discussione sulla legge 194/78, sembra che la mentalità degli abitanti di questo paese e dei bloggers in rete sia rimasta, o ritornata, al “ventennio d’oro italiano”.

Rimango esterrefatto nel constatare quanto arcaico possa tornare a manifestarsi il pensiero umano, plagiato da ideologie scaltre e truffaldine.

Il dogma è tornato in gran gala a farla da padrone nelle discussioni sui problemi attuali, la meritocrazia è andata a puttane da tempo, già lo sapevamo, non si è più capaci di discutere sul merito, l’unico dibattito ruota sul metodo da prediligere e sull’unicità della verità. La forma ha ripreso il sopravvento sul contenuto, un’ignorante e infantile emotività fa la parte del leone in televisione e spopola tra i giovani e gli adulti di tutte le età.

Se parli di diritti per gli omosessuali, degli immigrati che sgobbano ogni giorno per rimpinguare le nostre tasche, di rispetto delle leggi, dello stato e dei suoi abitanti, sei completamente out, fuori moda, demodè, fallace, insolente, scandaloso.

Un lancio di civiltà come la moratoria sulla pena di morte viene immediatamente strumentalizzato ai fini propagandistici dello stato canaglia del Vaticano e seguaci.

Ma se invece appartieni alla categoria dei buffoni raffazzoni come il buon vecchio Silvio, se metti in piazza la tua vita privata invece di fare il presidente Francese, se passi di palo in frasca pur di non ammettere di aver torto, se hai collusioni mafiose e dici che con la mafia bisogna convivere, se vorresti dividere l’Italia in due: Padania e Terronia, se dici che gli extracomunitari dovrebbero essere cacciati e colpite le carrette del mare per farli affondare in alto mare, si dici santoddio salvami tu, se credi che il mondo possa andare avanti con locuste del calibro degli occidentali a carico, se credi in tutto questo bè… allora sei davvero figo e in linea con i tempi, degno di ammirazione, da celebrare.

Possibile che tutti quei miliardi di neuroni in nostro possesso non servano proprio ad un cazzo!?

mercoledì 9 gennaio 2008

Perchè tanto accanimento antiaborto?



Vorrei dedicare una piccola parentesi al lungo dibattito che sta assordando i media e tutto il paese, la vacua discussione sulla moratoria sull’aborto.

Il problema di fondo non è il fatto che un embrione abbia, in funzione del fatto che assurgerà allo status di forma di vita intelligente (o vita in generis, come piace assolutizzare alla chiesa), un diritto alla futura esistenza o alla prosecuzione del proprio ciclo di transizione verso una forma di vita di cui sopra… o che la donna abbia o meno il diritto di prendere possesso del proprio corpo.

Qui la tematica che viene sfiorata è di gran lunga più ostile e minacciosa verso i diritti civili fin qui conquistati dalle democrazie laiche.

La loggia cattolica e tutto il settore ideologico e politico che la sostengono, per convinzione e o per convenienza, stanno cercando mi mettere le basi di un concetto da sempre presente nel pensiero e nella “parola sacra”, che pedissequamente interpretano a seconda delle proprie logiche di convenienza politica e di esercizio del proprio potere di persuasione decisionale verso gli individui plagiati da tale sovrastruttura mentale. Il concetto che si vuole far passare è quello secondo il quale l’essere umano non è libero di agire liberamente, un essere che non possiede il controllo sulle proprie azioni e sul proprio pensiero, che non agisce in libera coscienza o comunque che non ha il diritto di farlo. L’essere umano non è possessore neppure della propria vita…Dio gli ha fatto questo dono!... e solo a lui appartiene il diritto di recesso su tale bene, ovviamente si finisce sempre a cadere sulla logica del possesso o del diritto a decidere sulle proprie azioni… che materialisti sti cattolici.

Mi perdoni il gentil sesso per aver deviato l’argomento ma era d'obbligo, la negazione del diritto intangibile e infrangibile della donna ad avere piena facoltà di scelta su tutto ciò che di più intimo possiede, il proprio corpo, è solo il pretesto per poter poi allargare a tutto il resto tali privazioni.

Ovviamente non è trascurabile il cattivo rapporto che intercorre tra la santa sede e il gentil sesso, da sempre vittima, quest’ultimo, dei pregiudizi popolari derivanti e sfociati nel caos della fede religiosa, le streghe come ben sappiamo erano donne, forse gli uomini non hanno mai ingoiato l’amaro boccone che tutta la loro prestanza fisica poco poteva dirsi in paragone al potere di cui disponeva una donna sulle future generazioni, dare o meno la vita e creare un rapporto di interdipendenza con la futura prole. Il pensiero cattolico è abbondantemente permeato dello sperma di tutti i suoi laidi rappresentanti di casta, per cui che altro sostenere se non il diritto al frutto della loro inseminazione (fisica, morale e mentale) di prevalere su quello di chi, la donna, ha usurpato alla propria costola il potere divino di conferire o meno la vita?

lunedì 31 dicembre 2007

Ancora 2007



Pensiero stupendo e meraviglioso, armonia, sicuramente solo un utopia...
Voglio crederci ancora, voglio credere che sia ancora possibile cambiare le cose, creare il tutto dal nulla.
No non credo di èssere il creatore, non voglio certo affogare le mie speranze in un credo che fin ora ha rappresentato guerra, emarginazione dei diversi, definizione di standard che bloccano le capacità di sviluppo di quel meraviglioso marchingegno che è l'intelligenza umana.
È una speranza per l’anno nuovo, la speranza che questo sguardo proiettato verso un mondo, non certo perfetto, ma sicuramente più giusto ed equo, non divenga l’immagine di una sconfitta, ma rappresenti la vittoria della libertà di pensiero sull’idea che tanto dilaga della soppressione della differenza, della diversa posizione mentale fisica e culturale.
Siamo ancora nel 2007, sarebbe davvero stupendo chiuderlo con un nuovo capitolo nella nostra storia, la parentesi aperta dell’evoluzione, al tutto perfettibile, ad una più profonda analisi critica dei fatti e delle situazioni di fatto che sembrano essersi consolidate.

Nulla è definito, tutto è in via di sviluppo, rendiamolo reale

martedì 18 dicembre 2007

Castro



Castro se ci sei ancora batti un colpo...
Non credo di èssere l'unico ad averlo pensato, per un attimo l'assenza si pressione mediatica sembrava far pensare al peggio.
Il bello del Leader Maximo è proprio il suo disinteresse per le campagne mediatiche se non in favore di quell'ideale di popolo che ahimè spesso è stato comunque tradito, sarebbe facile trarre delle conclusioni affrettate sul personaggio e sul suo operato. In questa delicatissima fase la sua apertura risuona come la vera rivincita del socialismo, nel suo lascito morale si dimostra come sempre all'altezza del ruolo sostenuto fin ora.
Il vecchio e decrepito dittatore comunista continua la sua battaglia, questa volta con il male che se lo sta mangiando, è una figura talmente lontana nel tempo e nei valori che vuole esprimere, che a noi appare non solo obsoleta, ma aliena a ciò che è diventato il mondo nel frattempo, ai valori che oggi crediamo di esprimere con sistemi popolari altrettanto decadenti e in stato di sfacelo, ma perfettamente imbellettati, supposte indorate da milioni di abitanti incartapecoriti dai reality che continuano ad assumere nella loro dose giornaliera di deficenza.
Ci saranno le elezioni politiche, per la prima volta, la gente andrà a votare i suoi rappresentanti per il rinnovo del presidente del consiglio di stato, dopo una dittatura socialista, con un vita così lunga, ciò che più si teme è l'avanzata della destra demagogica e filo-americana, ma se ci fosse anche solo il minimo sentore di una simile svolta avremmo già sentito le grida di giubilo della famiglia Bush & Company e di tutti i finanzieri creativi (e autocontributivi) che hanno contribuito allo sfacelo dell'attuale sistema economico mondiale (sempre perfettamente coperto da uno strato di glassa all'anonimato).
Nessuno vuole inneggiare a sistemi che impedisco il ricambio di gestione del potere e si impongono con autorità a coloro che devono sottostarvi, ma va segnalato il coraggio della controtendenza con la quale Cuba ha dimostrato a tutto il mondo che si riconosce nell'attuale sistema capitalista, seppure a caro prezzo, la reale possibilità di poter preservare dei valori umani e statali che vedessero la collettività al centro dei quesiti del potere e non un "circolo economico e monetario virtuoso".
La determinazione eroica della propria indipendenza dall'impero Americano, con tutto ciò che ha comportato, è l'aspetto che più mi ha fatto sentire vicino ad uno stato che comunque non sempre ha rispettato tutti i diritti umani fondamentali dei propri cittadini.
L'aspetto più importante credo sia quello della forza con cui bisogna sostenere la basi del proprio pensiero, come possiamo non tenerne conto noi che abitiamo in questo paese di dannati dalla santa inquisizione, in cui gli ideali politici sono banali banderuole sbattute dal vento del denaro, del potere, del clientelismo e del nepotismo?
Dove l'unico ideale sostenuto con forza è quelo espresso in un antico testo che sembra aver compiuto già qualche migliaio di anni, non èssersi reso conto della forza di attrazione gravitazionale tra i corpi celesti, dell'esistenza di una legittimità nel pensiero opposto (o comunque differente), del diritto alla libertà individuale assoluta a livello personale e limitata dalla propria partecipazione sociale al consorzio umano, dell'inesistenza di un metro morale assoluto che possa disporre della vita dei privati cittadini, se non quello della civiltà?!(unico dogma del mondo moderno)