Visualizzazione post con etichetta Laicità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Laicità. Mostra tutti i post

giovedì 9 ottobre 2008

Allarme, blog cancellato!!!

Qualcuno mi dica dove è finito il blog di Finazio!
Aveva annunciato la possibile chiusura, causa le continue minacce di vari emissari della santa sede.
La motivazione sarebbero le "scandalose" affermazioni che la sua libera opinione esprimeva quotidianamente, soprattutto rispetto alla rubrica nominata "la posta di Ratzinger", spero vivamente che la chiusura del blog derivi da una decisione personale del suo autore, anche se la cosa mi rattristerebbe, e non invece indotta da motivazioni rintracciabili nel clima di piombo che respiriamo rispetto al ritorno del papa-re (che metto minuscolo di proposito).
Vorrei invitare tutti i blogger che da qui passano, soprattutto i suoi lettori, a scrivere sull'argomento, sperando di scoprire la fine di un'angolo di informazione e critica democratica.

Ecco il link, ora inesistente, del blog

Finazio

domenica 13 aprile 2008

Il crepuscolo di un idea

Respiro l’aria viziata della mia tana, puzza, è stanca e velenosa, migliaia dei miei respiri l’hanno resa asfissiante, ossidata, stanca, melmosa, densa e putrefatta, tuttavia lasciare il mio giaciglio notturno continua a rimanere un impresa ardua da compiere, l’obbligo della decisione comincia a farsi strada quando la radio fa partire la riproduzione del CD dei Gotham project, la revancha del tango, il ritmo lento della prima traccia lentamente riporta un flusso normale di sangue nelle vene delle mie membra, lento, inesorabile, lievemente comincia il suo ritmo ridondante e semplice, fluente prosegue nel suo cammino, il volume si alza, il risveglio si avvicina, abbasso, mi giro, assumo la posizione fetale della mattina, quando non voglio abbandonare il mio comodo ventre materno, calore di chi mi ha dato la vita, liquido dentro cui mi sveglio ogni mattina, fluido vitale memore del mio passato infante, del presente predecadente, del futuro inconsistente ad esso legato, di uno scorrere temporale inesorabile, di cui prendo crudamente coscienza mentre pulisco il mio ano dopo aver espulso i miei rifiuti nel bagno del ristorante dove lavoro, prima di iniziare il servizio del pranzo.

Dove sono rimasto? Certo… la voglia di sparire improvvisamente, di non cominciare neppure questa orribile ed incerta giornata, il desiderio di non essere, o semplicemente non dover aver parte nello svolgimento della corrida, il triste spettacolo dell’arena in cui bestie e schiavi si scontrano per la propria sopravvivenza, il luogo in cui ogni barlume di civiltà viene a mancare per lasciare posto alla battaglia delle parti avverse, la logica della ragione assoluta, l’assioma dell’infallibilità delle proprie scelte. Squilla dirompente la seconda sveglia, quella dell’insopportabile apparecchio telefonico, maledizione e segnale inconfondibile di una dipendenza dalle necessità altrui inconciliabile con una forma di pensiero formata con una comunicazione diretta e discontinua, ma non basta il suo suono metallico e assordante a farmi desistere, la mia mamma rimane il mio inseparabile nido, la mia protezione prima ed ultima, voglio ancora dormire, godere del calore racchiuso sotto il manto morbido della mia coperta, non importa se sto nella mia puzza notturna, non fa niente se le mie cellule cerebrali stanno soffrendo per la mancanza d’ossigeno della mia stanza, non posso abbandonarmi alla triste realtà. Continuo nella maratona del mio intorpidimento fino a quando non squilla un altro allarme, il messaggio del risveglio passa attraverso il sogno, apparentemente piacevole, che veniva proiettato sul teleschermo della mia mente, non ricordo cosa stavo facendo, che cosa stava accadendo, l’essenza che mi costituiva, la natura umana o meno che mi caratterizzava in questa realtà parallela, sta di fatto che un evento traumatico mi riporta alla luce del mattino. È tardi e devo corre per preparami, non ho tempo di fare colazione, al limite riesco a trangugiare velocemente un succo di frutta, per evitare di svenire al secondo gradino della rampa del quarto piano del mio palazzo. Esco di casa, qui inizia una nuova giornata di vita, o forse non vita.

Inspiegabile il cielo che sovrasta questi miseri eventi quotidiani, impossibile penetrarne le oscure volontà, i futuri capovolgimenti, sembra una mescolanza perfetta tra autunno e primavera, termine ed inizio, morte e rinascita, ambigua situazione che apparentemente sembra volerci dire che gli occhi del mondo intero stanno osservandoci, l’attenzione della terra stessa è puntata sulle nostre miserie nazionali, non sa se essere triste o felice di ciò che sta accadendo, non si capacita di tale instabile situazione ambientale.

La riviera Romagnola si profila al mio orizzonte, la speculazione edilizia del turismo, l’aborto della produzione a tutti i costi di capitale, arricchimento sulle spalle del territorio, inurbamento sfrenato apparentemente calmo e tranquillo, immobile ma in costante evoluzione, in continua crescita, si sviluppa su sé stesso, nutre sé stesso, eleva fino al cielo la sua necessità di sopravvivere, la sua locusta natura vuole a tutti i costi sopravvivere alla naturale decadenza, la favola stravolta della locusta lavoratrice e della formica fondamentalista prosegue il suo corso.

M:"Sei andato a votare?"

P:"No, quando pensi che ci sia andato? Stanotte?"

M:"Mi raccomando, vota bene, Berlusconi ha detto che abolirà il bollo, il prossimo mese devo pagare 450 euro"

Silenzio, disapprovazione, pena, desolazione, infinita pena, compassione.

Il popolo sovrano sta avvalendosi del proprio diritto al voto, sta esprimendosi in merito alla classe politica che lo ha governato, decide di proseguire o meno nel suo sostegno ad un governo uscente depresso, una coalizione divisa, un panorama di tradizioni alterate e ideali stuprati dai burocrati del potere autoinflitto e autoalimentato. Mentre una massa informe di popolazione - retrocessa dal club degli appartenenti alla civiltà “moderna” al rango di non più indipendente e sovrana, di muffa d’Europa, piaga dell’occidente, entità decadente di un evoluzione mai avvenuta - si appropinqua ad usufruire del diritto, zuppo del sangue di chi in esso ha creduto, di decidere se avanzare o morire, di affidarsi alla più marcia espressione popolare populista e demagoga Europea - ma specificamente e solo italiana - all’involuzione senz’anima di idealismi persi durante un lungo percorso di snaturamento politico e civile, o infine, alla peculiarità degli ultimi - minoritari cavalieri - difensori dei pilastri di una cultura popolare nazionale ormai inconsistente, internamente dilaniata dell’illealtà di chi l’ha violata assumendosi incoscientemente la responsabilità di rappresentarla, tradendone le ragioni più profonde, originarie, ideali, civili. Mentre il rito dell’autolesionismo nazionale si mette in moto, mentre tutto questo caos prende consistenza nei volti dei fantasmi, travestiti da vivi, della politica italiana, sto svolgendo le mie mansioni di autosostegno economico, sto lavorando per persone che la pensano in maniera diametralmente opposta da me, che credono di possedere la loro infima verità morale nelle tasche, convinti che questa logica arraffazzonata di idealizzazione del giardino in cui ha dimora la propria casetta, difesa strenua dei valori strumentali e superficialmente dozzinali in cui sostengono di credere, lotta corporativa dell’istituzione in seno alla quale si abbeverano, disprezzo della legalità alla quale è sottoposta la parte più consistente della popolazione, fuga dalle regole per sostenere privilegi illegittimi e spesso in odore di favoritismi quasi mafiosi, sia legittima e non solo politicamente sostenibile ma eticamente imponibile.

Ma l’aspetto che desta e allarma le difese immunitarie del mio senso civico è l’enorme percentuale di aborigeni della democrazia che contemporaneamente a loro crede sia lecito sostenere questo aborto italiano, la possibilità di subire per l’ennesima non legislatura (detta anche mafiatura) il trattamento a retrocedere che ho avuto modo di sperimentare per cinque interminabili anni della mia vita, la gogna di parlare con i miei cugini continentali nella vergogna della mia appartenenza nazionale, lo stupro incivile dei miei diritti e della mia dignità di cittadino ad opera di perfetti incapaci patentati e laureati.

Il rientro è sotto la pioggia ma al mio arrivo le nubi si squarciano e sanguinano la gialla linfa solare, quasi a voler destare lo spirito combattivo del mio animo depresso, struggenti sono i minuti che precedono la decisione definitiva, dilaniante la ricerca di una soluzione possibile, questo sentimento di separazione interna, di inconsistenza di riferimenti, profonda e dolorosa indecisione.

Passo il tempo aspettando un possibile segnale, penso senza sosta al mio presente, il mio essere, il mio sentire, il mio piccolissimo mondo personale sta affrontando il suo ennesimo conflitto intestino, ma la decisione deve arrivare, l’attesa deve terminare, il dovere di esprimersi si deve materialmente configurare e definire fisicamente. Non condivido le considerazioni ottimiste che gli osservatori nazionali fanno rispetto all’attuale situazione, non penso che sia tutto così roseo, ma soprattutto non credo che le scelte fatte siano quelle giuste, non affido i miei sogni e le mie aspirazioni a chi sta tradendo la mia fiducia, a chi per seguire un’ideologia – o più precisamente un potere – calpesta la mia e altrui dignità umana, in quanto tale non negoziabile e neppure minimamente decurtabile, non passibile di opinioni nè si sorta nè di parte.

Anche se apparentemente una via sta delineandosi lungo il mio orizzonte decisionale prendo un andamento pesante lungo il percorso che mi separa dal patibolo del seggio elettorale, la mia scuola elementare, la depositaria dei miei sogni infantili, delle mie prime esperienze e delusioni, laboratorio dei miei primi scontri con la società e con l’istituzione, o chi la rappresenta. Il mio cuore è il depositario della pesantezza con cui ho preso la mia decisione definitiva, della croce precisa e ben definita che ho apposto sul simbolo in cui ho riposto le mie speranze di assoluzione e di parificazione civile, la voglia di assurgere alla classe A dei diritti, vana speranza? Forse. Tuttavia ho almeno la certezza di possedere ancora un anima, di non aver venduto al mercato delle banane la mia dignità e umanità, mi assumo pienamente la responsabilità della decisione presa con la certezza di essere ancora me stesso.

venerdì 4 aprile 2008

La Megafona

Ogni mattina in cui mi sveglio comincio una giornata fatta di tante esperienze diverse, il risveglio è sempre la fase peggiore, fisiologicamente sono predisposto a non terminare mai la giornata come a non iniziarla mai, sono prevalentemente un animale notturno.

Non posso però dimenticare l’importanza di quei tre quarti d’ora di riflessione che corrispondono alla fase di passaggio tra dormiveglia e risveglio parziale, semicoscienza e intolleranza mattutina. Si, intolleranza mattutina, sono una di quelle persone che rimangono intrattabili per tutto l’arco di passaggio tra notte e vita, i sonni poi non sono mai dei più tranquilli, data la palese incapacità di addormentarmi, quindi arrivato ad una soluzione di continuità tra i due mondi si sentono i giunti delle pareti encefaliche cedere a tanti stridolii, crepe e distacchi, attrito sofferto, insomma meglio non disturbar il can che dorme – o meglio l’orco che sta svegliandosi.

Ci sono tante storie che possono passare attraverso la nostra immaginazione, quelle che passano attraverso i nostri sogni lasciano sempre un impronta indelebile, anche se non ce ne accorgiamo; mutano la forma dei nostri ricordi ma non la loro sostanza; non sempre però i fatti non accaduti - ma pensati – sono piacevoli e rilassanti, spesso sono riflessioni su incongruenze che a fatica riusciamo ad ingoiare, le ingiustizie di chi non capisce cosa significhi rispettare gli altri per quello che sono, l’ignoranza di chi crede di avere la sola ed unica verità plausibile nelle proprie mani, la prepotenza di chi, in sostegno del proprio o altrui pensiero, pretende di piegare libere volontà ad assoggettamenti non specificamente giustificati.

L’ideologia che comanda la vita sociale ed impone i propri punti di vista, i megafoni della grande parrocchia italiana che dispiegano ancora una volta le loro ali luciferine e spargono semi di costrizione e supremazia giudiziaria, la loro, la corretta via da seguire viene dettata per legge – o più precisamente per peccato da evitare – definita nei minimi dettagli sulla base di dubbiosi precetti dottrinali.

La decadenza culturale che decide di passare al comando, di alzare la voce, la miglior difesa è sempre l’attacco, questi senza casta del mondo civile, questi pària del pensiero moderno, pretendono per assurdo di ribaltare le regole del gioco – ovviamente in proprio favore – facendo apparire come incivile colui che di fatto appartiene alle categorie dei civili e moderni, che al passo con i tempi ha evoluto il suo concetto di democrazia, adattandolo ai margini dello spazio vitale altrui. I sostenitori del dogma - invece di provare profonda vergogna per la propria condizione di reietti dell’evoluzione umana – assurgono al ruolo, non solo di giudici, ma di normalizzatori delle regole di convivenza, spingendosi fin dentro le case a dettare assurde regole di moralità.

Questa persona, questa talebana senza Burqa, suora senza velo, Papa del proprio 1% di parrocchiani elettori, regina denudata dalla propria apparenza moderata, estremista del pensiero unico, seguace Franchista di Escrivà de Balaguer, macchia indelebile ed intollerabile di assolutismo totalitario in un partico che si chiama Democratico, traditrice del suo stesso credo – l’uomo nasce libero è un precetto cristiano – demonizzatrice di chi ha saputo cogliere le occasioni che la vita gli ha dato la possibilità di vivere.

Questa Binetti, indefinibile deformazione della democrazia moderna, partorita da un assurda ideologia democristiana un tempo sociale, discarica di ogni libertà civile, tubo fonoassorbente di ogni libero pensiero, megafono rigurgitante ogni assurdità sancita in stanze vaticane amiche ed affini, questo obbrobrio antidemocratico ed incivile da dove prende la legittimazione alle affermazioni discriminanti e delegittimanti che costantemente espelle? Chi ha scritto il suo impronunciabile nome su quella dannata scheda elettorale il 9 di aprile del 2006? La risposta più dolorosa è negativa, nessuno!!! Nessuno aveva o avrebbe - in un partito di centrosinistra – votato una simile piaga, semplicemente questa pustola irritante ha attecchito al terreno parlamentare grazie alla innominabile legge Porcellum e all’intollerabile Francesco Rutelli, che dall’alto della propria posizione nel partito della margherita ha esplicitamente espresso la propria intenzione di sostegno per questa “tenera donna della politica”.

BINETTI ”ETEROSESSUALITA' VIA MAESTRA,NO A LEGGI SU DICO

Non voglio commentare ulteriormente, credo che le affermazioni di questa “donna dalla politica gentile” trovino da sole lo spazio che meritano.

sabato 1 marzo 2008

Rimangio tutto

Eccheccazzo! Odio abitare in questa città isolata da ogni evento e da ogni luogo, si certo tutti dicono che è “davvero carina”, il davvero carina dopo un po’ passa e rimane invece la scia del “un po’ provinciale” e “non troppo vitale”, insomma qui si vive mediamente, non bene non male, mediamente e basta, grigio è il cielo e grigia è la gente, anche se ultimamente qualcosa è migliorato.

Avevo programmato alla perfezione la mia giornata di oggi, tutto il giorno a Roma per la costituente dell’associazione Certi diritti, appena ho aperto la pagina di trenitalia ho subito dovuto constatare le difficoltà logistiche che mi preparavo ad affrontare, cinque ore di viaggio abbondanti e un mancato viaggio di ritorno se non nel primo pomeriggio, sarei rimasto molto volentieri a dormire a Roma ma purtroppo la domenica per me è giorno lavorativo come tutti gli altri…

Giungo alla conclusione finale di non aver la possibilità pratica di affrontare il viaggio, le condizioni temporali mi sono avverse insieme a quelle geografiche, che rabbia!

venerdì 15 febbraio 2008

Etica in politca

Questa sera ho visto un interessante dibattito tenutosi ad Annozero, si sono sfiorate le tematiche più disparate e do atto a Santoro di aver lasciato terreno a quella rivoluzionaria della Borromeo…

L’ospite era il terzo, o più precisamente quarto quinto sesto, incomodo tra i due poli, Pierferdinando Casini. Devo concedere al mio, politicamente, nemico naturale di essersi comportato stranamente da moderato vero, nei toni se non altro. Qui almeno, a differenza della corte arcobaleno di Porta a Porta, dove un giullare, appunto di corte, consegna in un piatto d’argento le domande da scegliere per il diretto interessato, si è discusso veramente delle possibili tematiche, senza ipocrisie di sorta, senza le solite strumentalizzazioni. L’unica eccezione, ma c’era da aspettarselo, è stato quel gran gentiluomo di Belpietro che mai dimentica di ricordare ai telespettatori il proprio fair play di stampo basso-padano.

Mi dispiace dover dar ragione ad un uomo come Casini, che politicamente è quanto di più repellente per la mia idea di stato civile, riguardo ad una tematica che a quanto pare spaventa il PD quanto il PDL, l’etica come regola civile. Berlusconi ad un iniziale sostegno ha dovuto sostituire un parziale dissenso alla lista Pro life di Nutellone Ferrara, limitandosi ad indicargli la strada della mozione per la tutela della vita fin dal suo concepimento presso le Nazioni Unite, deve comunque fare i conti con l’ala liberal dell’ex Forza Italia, Stefania Prestigiacomo, Chiara Moroni, e con il neoalleato Daniele Capezzone, insomma con quella parte, sicuramente minoritaria, del suo ex partito e oltre che si riconosce nei valori dello strato laico italiano. Veltroni da parte sua ha minimizzato il problema, come d’altra parte già aveva fatto Franceschini a Ballarò deviando il problema sulla moderazione dei toni, dei temi laici stabilendo che a suo parere non ci dovrebbero essere delle sigle che si fanno portatrici di tali valori, il caro Walter forse si dimentica del fatto che siamo lo stato all’interno del quale si trova lo stato del Vaticano e che le ingerenze del pensiero cattolico fondamentalista si fanno sentire con maggior vigore ogni giorno di più. Anch’egli d’altra parte deve fare i conti con le divisioni che orbitano all’interno del neonato partito che presiede come segretario, quelle tra Barbara Pollastrini e Paola Binetti, tra Massimo D’Alema e Francesco Rutelli e l’elenco potrebbe proseguire a lungo.

È lecito e legittimo che i temi etici entrino in campagna elettorale, diversamente è incivile che diventino vessillo di battaglia, o che fomentino estremismi medievaleggianti come i fatti di Napoli, o l’assurda mancanza di assistenza sanitaria per le donne che decidono di abortire, ma che di fatto vengono messe in condizioni di non poterlo fare per l’esclusiva presenza di obiettori di coscienza presso i pubblici istituti sanitari.

È lecito che tali tematiche entrino nel dibattito politico perché sono giustamente attinenti spesso e volentieri alla quotidianità del cittadino, perché di fatto agiscono sulle nostre libertà individuali e possono impedirci di compiere determinate scelte o di portarci ad una maggiore libertà di scelta.

È lecito che il cittadino consapevolmente possa votare per un determinato schieramento sapendo quali intenzioni abbia riguardo al mantenimento o all’abrogazione della legge 194, agli occhi di ciò che è successo in questi giorni soprattutto, e anche le motivazioni per cui un candidato premier voglia portare avanti determinate scelte politiche invece che altre.

È lecito sapere quali siano le intenzioni di un determinato schieramento o partito rispetto alla necessaria introduzione di nuovi diritti civili, alla discussione sulla possibilità per le persone dello stesso sesso di contrarre il matrimonio o qualsiasi altro tipo di unione civile e perché.

È lecito conoscere le opinioni di questi gran signori rispetto alle libertà individuali, quelle vere, non le libertà intese come puri liberismi appannaggio dell’ex congrega della libertà, ai confini dello stato laico rispetto a quello a scudo crociato che invece potrebbe delinearsi in alternativa.

Di cosa si vuole discutere altrimenti, di come va messo il biscottino sul piattino del caffè? Se a destra o a sinistra della tazzina piuttosto che al centro? Ma mettiamolo direttamente dentro al caffè, una volta fatta la zuppa tutto diventa indistinguibile e interpretabile no?

A cosa porta questa politica inaugurata dal nuovo Veltroni, quello americano del PD, al sistema statunitense delle grandi masse? Quello in cui i politici parlano del nulla? In cui prendono capo e coda li schiacciano facendo grandi plateali e populisti discorsi che colpiscono la gente al cuore dimenticando tutto quello che ci stava nel mezzo? Vogliamo veramente una politica secondo la quale destra e sinistra si confondano su un fondo grigio come sottotoni di esso? Avevamo paura della casta, ma dobbiamo averne ancora di più se i poli si confondono perché allora davvero cominceranno a fare unicamente i propri interessi. Quale democrazia ci viene garantita se non c’è alternativa alcuna ai due grigi dominanti? quale distinguo può fare l’elettore tra chi dice che l’alba è l’inizio di un nuovo giorno e chi invece sostiene che è invece l’inizio della fine del nuovo giorno? È su queste minuzie che si misureranno i candidati premier?

giovedì 14 febbraio 2008

World press photo

Premiata la foto che denuncia la violenza omofoba.

Coppia vittima di violenza omofoba attende aiuto medico, Budapest, Ungheria

mercoledì 13 febbraio 2008