La tempesta è un luogo meraviglioso in cui abitare, situazione da vivere con serenità, tranquilla calamità naturale, scontro tra pari in un mondo impari ed incivile. Tempesta come metafora di un principio la cui fine non ci è dato di sapere, il sesso di nascosto in un fatiscente mezzo pubblico in pensione da tempo, paura tempestosa, prodigio terrificante, agio del tiepido ed umido interno fatto di decadenza e povertà, baci rubati ed osservati pur tuttavia appassionati ed intrepidi. Tempesta come principio di vita e di morte, evento ponte per lo scontro con l’apparente tranquillità di un nido di termiti in attesa di essere scoperto, prima che il legno, madre e nido, ceda all’inesorabile consumarsi della materia, sostanza porosa e labirintica, piena di falle e cedimenti, sorretta da un grande e trasparente velo di ipocrisia.
Privilegio e decadenza sono due fratelli gemelli legati indissolubilmente dall’indifferenza e dall’ignoranza, gemelli siamesi in eterno contrasto, l’uno per disgusto verso una apparenza troppo verace, l’altro per un eterno senso di inferiorità ed ingiustizia sociale. Due mondi separati da barriere fisiche finiscono per separarsi anche tramite altre barriere, psicologiche, pretestuose di giudizio razionale, ideologiche ed intolleranti. Forse però certe barriere nascono in conseguenza di importanti distacchi già consumatisi precedentemente, degenerano nell’incapacità di comprendere l’altro che ci sta accanto, come scintille di barbarie incendiano l’animo infiammabile delle persone, rendendole bestie senza pensiero e senza sentimento, pura rabbia, puro disgusto, disprezzo, odio, incomprensione, morte sociale e civile, uomini e donne di un’epoca in piena regressione.
L’unica speranza sta in pochi eletti, pochi contaminati dal germe dell’accoglienza e della comprensione, strepitanti e nobili animi che annaspano nel putrido terrore dell’egoismo di branco, di lupi mannari assetati di sangue, in attesa dell’eterno capro espiatorio che copra le piaghe del loro lusso e della loro assuefazione all’autoindulgenza, imputati e giudici di se stessi, giullari dell’oblio, vuoti contenitori di melma primordiale.
La zona siamo noi e quel mondo in piena regressione è il nostro.

NO AL DDL CHE LIMITA LA DEMOCRAZIA IN RETE
UN ANGELO CHIAMATO NIKI
NONTOCCARLA!!!
SOCCORSO CIVILE
PAOLA BINETTI FREE!!
IN DIFESA DELLA LEGGE 194/78 LIBERADONNA
ABROGAZIONE DELL'OBIEZIONE DI COSCIENZA PER MEDICI E FARMACISTI
APPELLO PER LA COSTITUENTE LAICA
UN TENTATIVO DI PORTARE UN PO DI LAICITA NEL PARTITO DEMOCRATICO
MANIFESTO PER L'EGUAGLIANZA DEI DIRITTI
martedì 4 novembre 2008
La Zona
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Pat pat
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sabato 20 settembre 2008
Le tre scimmie
Magnifica visione, assolutamente da non perdere, strabiliante interpretazione dell'ipocrisia e del silenzio, il nulla della tragedia, l'omertà dei testimoni, la disgregazione invisibile dei legami intimi, l'incapacità di vivere, i rumori e gli odori dei luoghi e delle situazioni sono sempre presenti, si gli odori, provare per credere.
Non c'è altro da aggiungere, andate a vederlo
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Pat pat
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00:14
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Etichette: Recensioni
martedì 8 aprile 2008
Silenzio!
No hai banda!
Memorie di eventi mai successi, transumanza degli animi dai propri corpi, rievocazione di amori perduti o semplicemente mai posseduti e neppure vissuti, storia che si riavvolge su sé stessa e ritrova la bandola della matassa in uno scambio di ruolo avvenuto solo tramite l’immaginazione di un sogno, un incubo, una previsione, ammonizione, pietra che pesa sull’animo di chi la porta.
Il desiderio che si trasforma in furia cieca, partoriente di mostruosi pargoli, le risate che portano rancore, che diventano grida di vendetta, lapidazione della sofferenza, sollievo della solitudine…
Silenzio!
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Pat pat
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00:13
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venerdì 4 aprile 2008
Le invasioni barbariche
Non ero mai riuscito a vederlo, al cinema era passato senza che neppure me ne accorgessi, ero in Germania per un anno di Erasmus e di andare al cinema era l'ultima delle mie preoccupazioni, ora finalmente ho colmato questa incapienza e ne sono decisamente soddisfatto.
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Pat pat
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23:43
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giovedì 7 febbraio 2008
Irina Palm
Era tanto che volevo andare a vederlo, i commenti li avevo ascoltati, la critica concordava convergendo su un giudizio stranamente positivo, tutte le mie aspettative sono state soddisfatte.
Con magistrale delicatezza il dramma della malattia e della povertà viene destrutturato e rianalizzato, non tutti i poveri sono uguali, la povertà come condizione non appare per forza con abiti sporchi e volgare inappropriatezza alla vita sociale, i legami sono manifesti nella loro crudezza, le difficoltà dei rapporti prendono consistenza definendo il gelo che tipicamente solca i rapporti interpersonali familiari. Minimale la sceneggiatura, perfetta la recitazione di Marianne Faithful, dissacrante la definizione quasi dettagliata del grottesco. Davvero un film da vedere.
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Pat pat
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19:02
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